18/07/2013
Montecitorio, Sala Aldo Moro

Convegno sul tema: 'La protezione delle vittime del traffico di esseri umani: modello italiano e cooperazione con l'OSCE'

Vorrei innanzitutto ringraziare tutti voi per aver voluto prendere parte a questo incontro ed estendere un saluto particolare ai relatori. Questa iniziativa nasce su impulso della Relatrice speciale Giammarinaro, che ringrazio. Siamo molto lieti di poter ospitare una sua esposizione dei primi riscontri avuti in occasione della Country Visit - la visita ufficiale periodica - in Italia. Come siamo lieti di poter rafforzare la cooperazione con l'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, impegnata, con i suoi Paesi membri, nel fondamentale compito di promuovere la pace, il dialogo politico ed i diritti umani.

Con questa iniziativa, abbiamo voluto dare risalto al traffico di esseri umani e, in maniera più specifica, alle modalità innovative con cui, negli ultimi anni, lo si sta combattendo. La tratta di persone - che non esiterei a definire come una nuova schiavitù - è una delle vergogne del nostro tempo. E lo è a maggior ragione perché se ne parla poco, scegliendo di ignorare un fenomeno barbaro che coinvolge milioni di uomini, donne e bambini in tutto il mondo.

A livello globale, le vittime di tratta, stando alle stime, sono dieci milioni. Ogni anno, 800mila persone vengono trafficate attraverso un confine internazionale, vittime dapprima dell'inganno o delle violenze e poi dello sfruttamento, fine ultimo della tratta. In Italia, i dati stimati - con difetto - parlano di 20mila vittime. Tra di loro, molte sono le donne.

Donne, spesso giovanissime, avvicinate dai trafficanti nelle città e nei villaggi dove sono cresciute, cui viene promessa una nuova vita in Europa, la possibilità di accudire persone anziane o bambini, di svolgere lavori domestici, e di aiutare così i familiari che rimarranno a casa. Dai confini orientali dell'Europa, dall'Africa e dal Sudamerica queste donne partono, spesso per viaggi lunghi e pericolosi, costellati da violenze, angherie e soprusi. Le più fortunate arrivano regolarmente, su aerei di linea, con visti temporanei. Una volta in Europa, il sogno di un futuro diverso viene definitivamente infranto. Minacciate di violenza, segregate, costrette a vendere i propri corpi per poter ripagare le migliaia di euro di debiti pretesi dai trafficanti, queste donne sole e terrorizzate hanno grandi difficoltà ad avvicinarsi a chi le potrebbe proteggere, alle associazioni ed alle autorità che potrebbero aiutarle.

Ne ho viste tante, negli anni che ho passato a Lampedusa con l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Donne e ragazze accompagnate da sedicenti mariti o fratelli, donne e ragazze con una luce spenta negli occhi, così diversa da quella di chi, avendo rischiato la vita per raggiungere l'Europa, spera di potersi costruire un futuro migliore.

L'Italia, terra d'approdo per molte di queste persone, ha una legislazione all'avanguardia, che prevede la protezione - fisica e giuridica, tramite la concessione di uno speciale permesso di soggiorno - e l'assistenza alle vittime del traffico di esseri umani senza una previa collaborazione nelle indagini di polizia o giudiziarie. Si tratta di un impianto normativo - di una buona pratica - che andrebbe promosso maggiormente all'estero e di cui bisogna assicurarsi una attuazione piena ed omogenea su tutto il territorio nazionale. Anche se dai dati emerge che l'Italia è tra i primi Paesi europei per concessione di titoli di soggiorno alle vittime di tratta, sappiamo che tante - troppe - di queste persone non hanno accesso alla protezione cui avrebbero diritto.

E l'Italia potrebbe di nuovo trovarsi a guidare il fronte della lotta a questo fenomeno odioso anche per quanto riguarda le nuove e più recenti modalità con cui si interpreta e di combatte il traffico di persone. Sappiamo che le vittime di tratta, infatti, non sono tutte donne o bambini, sfruttati nell'accattonaggio, nel lavoro minorile, nella pedopornografia e nella prostituzione. E che il traffico di esseri umani non è finalizzato solo allo sfruttamento sessuale. Ad essere ingannati o minacciati affinché lascino il proprio Paese o quello dove si erano stabiliti - perché la tratta spesso colpisce persone che erano già emigrate e che, più sole ed indifese, sono dunque più esposte - sono anche moltissimi uomini.

Negli ultimi anni - anche a seguito di quanto accaduto a Rosarno nel 2010, dove i lavoratori migranti sfruttati ebbero il coraggio di ribellarsi alle inaccettabili condizioni di lavoro ed alle continue vessazioni nei loro confronti - sono state introdotte nuove norme che puniscono il reato di caporalato e che offrono tutele ai migranti irregolari soggetti a grave sfruttamento. Sono passi importanti, cui bisognerà dar seguito in maniera efficace, applicando la normativa e facendola conoscere meglio a chi potrebbe beneficiarne.

Il Parlamento può contribuire alla lotta contro il traffico di esseri umani. Può farlo recependo - i termini per farlo sono scaduti qualche mese fa - la Direttiva dell'Unione europea in materia, la cui trasposizione figura nella Legge di Delegazione europea, in discussione alle Camere proprio in queste settimane. Può farlo promuovendo l'istituzione di un organismo indipendente sulla lotta alla tratta, come previsto dalla Convenzione di Varsavia, ratificata dall'Italia nel 2010. E può farlo, infine, assicurandosi che vi siano fondi adeguati per l'assistenza alle vittime, permettendo agli enti locali ed alle associazioni impegnati nel ridare speranza a queste persone di poter continuare a farlo.