Presentazione di 'Mundi', Forum Internazionale della solidarietà e della responsabilità sociale, promosso dall'Associazione 'Salvatore Calabrese' Onlus
Signor Ben Jelloun, stimati relatori, Signore e Signori, mi unisco alla Presidente Sereni - che saluto e ringrazio nuovamente per l'invito - nell'accogliervi qui alla Camera dei deputati. Sono particolarmente lieta che una manifestazione come 'Mundi' venga presentata proprio qui, in una sede istituzionale, dove la ricchezza dei dibattiti che si svolgono fuori dal Palazzo deve poi tradursi in proposte normative ed in atti d'indirizzo concreti.
Proposte ed atti che oggi devono guardare oltre i nostri confini, verso quella sponda sud del Mediterraneo così vicina - per cultura, storia, perfino indole - di cui il nostro Paese, e con esso l'Europa, si è troppo spesso dimenticata negli ultimi anni.
E' dunque quanto mai opportuna la vostra decisione di focalizzare l'attenzione della seconda edizione del Forum internazionale della solidarietà e della responsabilità sociale sui Paesi del Maghreb. Paesi che molti conoscono distrattamente - attraverso un titolo nei telegiornali della sera, un viaggio alla ricerca di un Mediterraneo esotico, eppur vicino - e cui invece ci legano non solo i legami storici, ma anche l'attualità degli ultimi anni.
Marocchina è infatti la terza comunità straniera in Italia e la seconda proveniente da Stati non appartenenti all'Unione europea. Tunisini erano le decine di migliaia di giovani che, tre anni fa, si riversarono sulla coste italiane - io ero lì, a Lampedusa - alla ricerca della hurriya, la libertà, e di una vita migliore in Europa. Algerino è oltre un terzo del gas naturale che importiamo per soddisfare i consumi industriali e domestici. Libici sono i gommoni ed i vecchi pescherecci che solcano il Canale di Sicilia carichi di uomini, donne e bambini in fuga dalle persecuzioni, dalle guerre e dalle violenze in Medio Oriente e nell'Africa subsahariana che per molti anni io stessa mi sono trovata ad assistere nell'isola di Lampedusa come portavoce dell'UNHCR.
Questi uomini, queste donne, questi bambini non sono - come qualcuno si ostina ancora a chiamarli 'clandestini'. Sono, per la maggior parte, persone in cerca di protezione - rifugiati - che non possono far altro che lasciare il proprio Paese e che sono costretti a fare ingresso irregolarmente in Europa perché i canali legali sono pressoché inesistenti.
Dobbiamo dunque tornare, come dicevo, a guardare a sud. Lo dobbiamo fare perché l'Europa, senza un ancoraggio nel Mediterraneo, non solo rinnega la propria storia, ma si dimostra incapace di guardare al futuro. Dobbiamo farlo perché di Italia e di Europa hanno bisogno, in questo momento, i Paesi del Maghreb, scossi dalle turbolenze e, talvolta, dalle violenze successive allo scoppio delle cosiddette 'Primavere arabe', ma anche pervasi da molta voglia di farcela, dalle speranze che quelle Primavere avevano sollevato. Quelle speranze dobbiamo riuscire a trasformarle in veri processi di consolidamento della democrazia, non possiamo disperdere quelle energie. Noi abbiamo il compito di accompagnare tutto questo per consolidare qualcosa di migliore. E dobbiamo farlo perché è utile per questi Paesi ma anche per noi. In alcuni casi, invece, questa energia si è trasformata in qualcosa di negativo, nello sfaldamento della società, nella negazione dei diritti. E invece questo non può e non deve succedere anche nei Paesi in cui è più forte il desiderio di democrazia.
E, infine, dobbiamo tornare a guardare a sud perché anche noi oggi abbiamo bisogno di questi Paesi: non solo per le fonti energetiche alternative in un momento di crisi nei rapporti con la Federazione russa, ma anche perché c'è bisogno di maggior democrazia e di maggior stabilità in una regione geografica così vicina a noi e così scossa dalle violenze. E come farlo? Lo dobbiamo fare in diversi modi e sicuramente attraverso il dialogo, la conoscenza reciproca e l'ascolto dell'altro. Noi spesso non conosciamo i nostri vicini. Abbiamo bisogno di figure-ponte. Il professor Ben Helloun sicuramente è una di queste figure, che negli anni, attraverso scritti e conferenze, ha illustrato questo mondo cercando di renderlo per noi più fruibile, potenziando i punti di forza, non quelli di contrasto.
Sono certa che sarà questo l'obiettivo vostro e della molteplicità di voci che daranno vita al Forum di luglio nel Salento. Sarà un'occasione per lavorare sulla conoscenza reciproca. La piattaforma del Mediterraneo è la nostra piattaforma comune. Solo lavorando insieme noi riusciremo ad avere per tutti un mare più libero. Quel mare non può continuare ad essere un luogo che divide. Sui nostri punti di forza dobbiamo investire sempre di più, in un'ottica sia culturale che politica.
Presentazione di 'Mundi', Forum Internazionale della solidarietà e della responsabilità sociale, promosso dall'Associazione 'Salvatore Calabrese' Onlus
Signor Ben Jelloun, stimati relatori, Signore e Signori, mi unisco alla Presidente Sereni - che saluto e ringrazio nuovamente per l'invito - nell'accogliervi qui alla Camera dei deputati. Sono particolarmente lieta che una manifestazione come 'Mundi' venga presentata proprio qui, in una sede istituzionale, dove la ricchezza dei dibattiti che si svolgono fuori dal Palazzo deve poi tradursi in proposte normative ed in atti d'indirizzo concreti.
Proposte ed atti che oggi devono guardare oltre i nostri confini, verso quella sponda sud del Mediterraneo così vicina - per cultura, storia, perfino indole - di cui il nostro Paese, e con esso l'Europa, si è troppo spesso dimenticata negli ultimi anni.
E' dunque quanto mai opportuna la vostra decisione di focalizzare l'attenzione della seconda edizione del Forum internazionale della solidarietà e della responsabilità sociale sui Paesi del Maghreb. Paesi che molti conoscono distrattamente - attraverso un titolo nei telegiornali della sera, un viaggio alla ricerca di un Mediterraneo esotico, eppur vicino - e cui invece ci legano non solo i legami storici, ma anche l'attualità degli ultimi anni.
Marocchina è infatti la terza comunità straniera in Italia e la seconda proveniente da Stati non appartenenti all'Unione europea. Tunisini erano le decine di migliaia di giovani che, tre anni fa, si riversarono sulla coste italiane - io ero lì, a Lampedusa - alla ricerca della hurriya, la libertà, e di una vita migliore in Europa. Algerino è oltre un terzo del gas naturale che importiamo per soddisfare i consumi industriali e domestici. Libici sono i gommoni ed i vecchi pescherecci che solcano il Canale di Sicilia carichi di uomini, donne e bambini in fuga dalle persecuzioni, dalle guerre e dalle violenze in Medio Oriente e nell'Africa subsahariana che per molti anni io stessa mi sono trovata ad assistere nell'isola di Lampedusa come portavoce dell'UNHCR.
Questi uomini, queste donne, questi bambini non sono - come qualcuno si ostina ancora a chiamarli 'clandestini'. Sono, per la maggior parte, persone in cerca di protezione - rifugiati - che non possono far altro che lasciare il proprio Paese e che sono costretti a fare ingresso irregolarmente in Europa perché i canali legali sono pressoché inesistenti.
Dobbiamo dunque tornare, come dicevo, a guardare a sud. Lo dobbiamo fare perché l'Europa, senza un ancoraggio nel Mediterraneo, non solo rinnega la propria storia, ma si dimostra incapace di guardare al futuro. Dobbiamo farlo perché di Italia e di Europa hanno bisogno, in questo momento, i Paesi del Maghreb, scossi dalle turbolenze e, talvolta, dalle violenze successive allo scoppio delle cosiddette 'Primavere arabe', ma anche pervasi da molta voglia di farcela, dalle speranze che quelle Primavere avevano sollevato. Quelle speranze dobbiamo riuscire a trasformarle in veri processi di consolidamento della democrazia, non possiamo disperdere quelle energie. Noi abbiamo il compito di accompagnare tutto questo per consolidare qualcosa di migliore. E dobbiamo farlo perché è utile per questi Paesi ma anche per noi. In alcuni casi, invece, questa energia si è trasformata in qualcosa di negativo, nello sfaldamento della società, nella negazione dei diritti. E invece questo non può e non deve succedere anche nei Paesi in cui è più forte il desiderio di democrazia.
E, infine, dobbiamo tornare a guardare a sud perché anche noi oggi abbiamo bisogno di questi Paesi: non solo per le fonti energetiche alternative in un momento di crisi nei rapporti con la Federazione russa, ma anche perché c'è bisogno di maggior democrazia e di maggior stabilità in una regione geografica così vicina a noi e così scossa dalle violenze. E come farlo? Lo dobbiamo fare in diversi modi e sicuramente attraverso il dialogo, la conoscenza reciproca e l'ascolto dell'altro. Noi spesso non conosciamo i nostri vicini. Abbiamo bisogno di figure-ponte. Il professor Ben Helloun sicuramente è una di queste figure, che negli anni, attraverso scritti e conferenze, ha illustrato questo mondo cercando di renderlo per noi più fruibile, potenziando i punti di forza, non quelli di contrasto.
Sono certa che sarà questo l'obiettivo vostro e della molteplicità di voci che daranno vita al Forum di luglio nel Salento. Sarà un'occasione per lavorare sulla conoscenza reciproca. La piattaforma del Mediterraneo è la nostra piattaforma comune. Solo lavorando insieme noi riusciremo ad avere per tutti un mare più libero. Quel mare non può continuare ad essere un luogo che divide. Sui nostri punti di forza dobbiamo investire sempre di più, in un'ottica sia culturale che politica.
Vi ringrazio.