10/07/2014
Montecitorio, Sala della Regina

Lectio magistralis del Premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus dal titolo 'Social Business: soluzioni sostenibili alle sfide sociali più pressanti'

Autorità, signore e signori, un cordiale saluto a tutti voi. Vorrei innanzitutto ringraziare il Professor Yunus: è un onore poterla ospitare alla Camera dei deputati, a sette anni dalla sua ultima visita. Le trasmetto - come trasmetto a tutti voi - i saluti e gli auguri più calorosi del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, i cui impegni gli impediscono, purtroppo, di essere presente qui oggi. L'opinione pubblica mondiale conobbe Muhammad Yunus nel 2006, quando fu insignito del Premio Nobel per la Pace per le sue attività pioneristiche nella lotta alla povertà.

Prima di allora, le sue idee - ritenute dapprima poco ortodosse e destinate all'insuccesso, ma che si dimostrarono invece capaci di cambiare radicalmente la vita di milioni di persone - erano note per lo più agli addetti ai lavori.

Nella mia precedente attività, per circa dieci anni mi sono occupata di alcune delle conseguenze più drammatiche della mancanza di risorse: la malnutrizione, la denutrizione, la fame. Con la FAO, prima, e con il Programma alimentare mondiale, il World Food Programme, poi, ho svolto molte missioni in Paesi dove, oltre alle calamità naturali, alle guerre ed alla carestie, la malnutrizione - e le morti che causava - erano dovute anche all'impossibilità di acquistare cibo in quantità e di una qualità sufficienti.

E' per questo che, del discorso d'accettazione del Nobel del Professor Yunus, mi rimasero particolarmente impresse due frasi: "La povertà è la negazione di tutti i diritti umani" e "La povertà è una minaccia per la pace". Oggi l'1% della popolazione mondiale possiede la metà delle risorse; e la metà più povera ha accesso ad appena l'1% della ricchezza. Quanto può reggere una situazione del genere?

Chi è povero non potrà mai usufruire dei diritti; non solo di quelli economici e sociali, ma anche di quelli civili e politici. Perché chi è povero avrà scarse possibilità di reperire informazioni approfondite ed obiettive; perché è spesso più facilmente manipolabile da chi promette benessere in cambio di voti; perché non conosce i propri diritti e dunque non si batterà per vederseli riconoscere.

E laddove si annida la povertà - che sia generalizzata o che riguardi una parte della popolazione in una società diseguale - è più facile che covino tensioni, rabbia, risentimenti, così come è più facile che si scatenino violenze contro quanti sono percepiti come una minaccia: i migranti, le minoranze, o gli appartenenti ad un'etnia o ad una religione diversa, o chi non appartiene in senso ampio ad una comunità.

Le idee e le azioni del Professor Yunus - come dicevo pocanzi - hanno saputo cambiare la vita di milioni di persone, trasformando soggetti deboli e marginalizzati, dalle potenzialità represse, in soggetti attivi capaci di costruirsi un futuro. Moltissime - la gran parte - di queste persone sono donne, tradizionalmente relegate ad un ruolo subordinato in molte società, che riescono, attraverso il microcredito, a mantenere le famiglie, mandare i figli a scuola ed acquisire il prestigio sociale di cui erano prive.

Alle fasce di popolazione più deboli si rivolge il microcredito anche nei Paesi sviluppati come l'Italia, dove la perdurante e profonda crisi economico-sociale degli ultimi anni ha spinto verso i margini della società numeri sempre più grandi di persone, molte delle quali si sono ritrovate a scivolare rapidamente dalla classe media alla povertà relativa o assoluta. E' alla loro inclusione sociale che mirano le iniziative di microfinanza attive nel nostro Paese, che hanno conosciuto una crescita esponenziale in questi anni: secondo i dati parziali - ma assai indicativi - raccolti finora, la crescita dal 2012 al 2013 è stata del 160%.

La microfinanza ha una storia antica ed illustre in Italia, una storia che affonda le radici nel credito cooperativo, nato alla fine del diciannovesimo secolo. Se nel Novecento veniva utilizzato per lo più per investimenti in agricoltura o nel micro-commercio, come avviene tuttora negli Stati in via di sviluppo, oggi ad usufruirne in Italia sono prevalentemente i migranti, i giovani disoccupati e le vittime di usura.

Il settore - i cui numeri, pur essendo in aumento, sono tuttavia esigui rispetto al mercato nella sua interezza: meno di 100 milioni di euro erogati nel 2013 - andrebbe e dovrebbe essere rafforzato. Se si pensa che un italiano su tre non ha accesso ad istituzioni finanziarie e che appena il 5% ha ottenuto un credito, appare evidente quanto possa essere vasto il bacino di potenziali beneficiari di questo tipo di finanziamento.

Ritengo che il Parlamento debba giocare un ruolo forte e propulsivo in tale contesto: la Commissione Finanze della Camera dei deputati ha svolto un'indagine approfondita sugli strumenti fiscali e finanziari a sostegno della crescita, individuando alcune raccomandazioni in materia di microcredito. E' mia intenzione, per quanto mi compete, sostenere ogni iniziativa volta a dare maggiore impulso a questo settore in Italia.

Non mi dilungherò oltre, sapendo che - come me - voi tutti siete qui per ascoltare Muhammad Yunus. Ci troviamo oggi a pochi mesi dal termine stabilito per il raggiungimento degli otto Obiettivi del Millennio, proclamati solennemente nel 2000. Se, nel 2015, potremo affermare di aver dimezzato il tasso di povertà estrema in tutto il mondo, come ci eravamo prefissati - e questo è un dato sicuramente positivo - sappiamo però che non è sufficiente: una persona su otto soffre ancora la fame. E' anche e soprattutto attingendo alle esperienze fruttuose in atto da decenni per sconfiggere la povertà, come quella del microcredito, che potrà essere definita l'agenda per lo sviluppo dopo il 2015.

E' anche grazie al contributo di figure come la sua, Professor Yunus, che potremo porre fine all'ingiustizia più grave di tutte, la povertà, dimostrando qual è il valore intrinseco di ogni essere umano, a prescindere da quello che guadagna.

La ringrazio di nuovo per aver accolto il nostro invito, come ringrazio tutti voi per l'attenzione.