Iniziativa promossa dal Sacro Convento di San Francesco in Assisi in occasione del 75° anniversario della proclamazione di San Francesco d'Assisi a Patrono d'Italia
Buongiorno a tutte e a tutti. Saluto e ringrazio Sua Eccellenza monsignor Nunzio Galantino, Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana; padre Mauro Gambetti, Custode del Sacro Convento di Assisi, di cui ho già avuto l'opportunità di essere ospite, i colleghi deputati che hanno voluto essere con noi e tutti i nostri ospiti. Sono sinceramente lieta di condividere con voi questo momento.
In ricorrenze di questo tipo c'è in genere da porsi il problema di attualizzare la figura che si celebra e il suo messaggio. Ma con Francesco questa difficoltà davvero non si avverte. E' un uomo che sfida le contraddizioni del suo tempo con la forza di un gesto rivoluzionario, l'abbandono di ogni ricchezza materiale, e avanza una proposta universale di pace, di umiltà, di riconciliazione dell'umanità con l'ambiente. E per questo, da secoli, interroga la coscienza delle persone al di là delle convinzioni religiose di ognuno. Perciò la sua figura rimane cara a quei tanti italiani e italiane, credenti o no, che lo sentono comunque "patrono" perché sono attenti ai suoi valori. Una prova ulteriore l'abbiamo avuta un anno e mezzo fa, nell'emozione che ha toccato l'intera società italiana, cattolica e laica, quando in San Pietro è stato annunciato il nome scelto da Papa Bergoglio.
Sarebbe improprio, da parte mia, anche solo provare a riassumere la grandezza del messaggio francescano.
Quello che sento di fare è guardare ad alcuni valori fondamentali del messaggio di san Francesco dal punto di vista di una persona che ora è nelle istituzioni.
Il primo valore è la parola "pace", ovviamente. Ma meno ovvio e più preoccupante è vedere che rispetto alle nostre speranze e attese di appena pochi anni fa la pace sembra perdere terreno, nel mondo. I focolai di guerra bruciano anche ai nostri confini. Quei fenomeni che avevamo battezzato come "primavere" quasi mai hanno mantenuto le loro promesse e abbiamo potuto misurare per intero l'inefficacia degli interventi militari. Vediamo persino il nome di Dio portato a pretesto per legittimare orrori. Al riguardo, credo che abbia colpito tutti la fortissima espressione usata dieci giorni fa da Papa Francesco a Tirana: "nessuno pensi di poter farsi scudo di Dio mentre progetta e compie atti di violenza e di sopraffazione!".
Nella situazione che viviamo la pace dovrebbe rappresentare la priorità assoluta.
Per avvicinarla, la Regola francescana offre ancora oggi all'umanità una preziosa alternativa: quella del rispetto e della tolleranza, del dialogo e dell'apertura al diverso, della volontà di riconciliazione e della fratellanza. E a chi fa dell'ironia in nome del "realismo", mi sentirei di chiedere - anche sulla base della mia precedente esperienza nelle agenzie delle Nazioni Unite - di fare un realistico conto dei disastri che sono stati prodotti nel segno di un presunto "scontro di civiltà".
Il secondo valore, quello dell'umiltà, provo a tradurlo con una parola oggi molto diffusa: sobrietà.
Chi ricopre un ruolo istituzionale ha una doppia responsabilità, verso se stesso e verso gli altri. E' fondamentale che si assumano quindi decisioni e uno stile di condotta ispirati ai valori di sobrietà ed umiltà.
Ed è appunto al valore della sobrietà che intendiamo riferirci nelle decisioni che stiamo assumendo nel corso di questa legislatura: proprio ieri abbiamo, insieme al Senato, varato un difficile ma indispensabile riordino delle retribuzioni dei dipendenti. Non voglio accostare più del consentito sacro e profano, ma certo la domanda di sobrietà che arriva dai nostri concittadini, sempre più piegati dalle disuguaglianze, trova in san Francesco un riferimento che, otto secoli dopo, parla ancora chiaro.
Infine il valore di un diverso rapporto tra esseri umani e natura. Per troppo tempo abbiamo definito progresso ciò che era invece sistematico saccheggio della natura. Stiamo cominciando a capire - tardi, e speriamo che non sia troppo tardi - che l'unico sviluppo è quello che oggi chiamiamo "ecosostenibile". Anche in questo senso san Francesco è di una attualità incontestabile. La questione ambientale si sta sempre più imponendo come decisiva, persino dal punto di vista economico: da una cura nuova del territorio passa infatti anche la possibile, indispensabile ripresa dell'occupazione.
Se questa è la straordinaria eredità che san Francesco ci trasmette, il Parlamento può essere ben orgoglioso di aver deciso quasi dieci anni fa, con la legge 24 del febbraio 2005, che il 4 ottobre, giorno di San Francesco, diventasse per l'Italia "giornata della pace, della fraternità e del dialogo tra appartenenti a culture e religioni diverse". La legge, pur brevissima, contiene un'altra frase che ci tengo a ricordare: "in occasione della solennità civile del 4 ottobre sono organizzate cerimonie, iniziative, incontri, in particolare nelle scuole di ogni ordine e grado". Se vogliamo che quei valori prevalgano, è decisivo il lavoro tra i ragazzi. Spero che tanti di loro siano sabato prossimo ad Assisi, e che ancora tanti si trovino a partecipare, domenica 19 ottobre, alla marcia della pace, da Perugia ad Assisi, camminando sulle strade di Francesco.
Iniziativa promossa dal Sacro Convento di San Francesco in Assisi in occasione del 75° anniversario della proclamazione di San Francesco d'Assisi a Patrono d'Italia
Buongiorno a tutte e a tutti. Saluto e ringrazio Sua Eccellenza monsignor Nunzio Galantino, Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana; padre Mauro Gambetti, Custode del Sacro Convento di Assisi, di cui ho già avuto l'opportunità di essere ospite, i colleghi deputati che hanno voluto essere con noi e tutti i nostri ospiti. Sono sinceramente lieta di condividere con voi questo momento.
In ricorrenze di questo tipo c'è in genere da porsi il problema di attualizzare la figura che si celebra e il suo messaggio. Ma con Francesco questa difficoltà davvero non si avverte. E' un uomo che sfida le contraddizioni del suo tempo con la forza di un gesto rivoluzionario, l'abbandono di ogni ricchezza materiale, e avanza una proposta universale di pace, di umiltà, di riconciliazione dell'umanità con l'ambiente. E per questo, da secoli, interroga la coscienza delle persone al di là delle convinzioni religiose di ognuno. Perciò la sua figura rimane cara a quei tanti italiani e italiane, credenti o no, che lo sentono comunque "patrono" perché sono attenti ai suoi valori. Una prova ulteriore l'abbiamo avuta un anno e mezzo fa, nell'emozione che ha toccato l'intera società italiana, cattolica e laica, quando in San Pietro è stato annunciato il nome scelto da Papa Bergoglio.
Sarebbe improprio, da parte mia, anche solo provare a riassumere la grandezza del messaggio francescano.
Quello che sento di fare è guardare ad alcuni valori fondamentali del messaggio di san Francesco dal punto di vista di una persona che ora è nelle istituzioni.
Il primo valore è la parola "pace", ovviamente. Ma meno ovvio e più preoccupante è vedere che rispetto alle nostre speranze e attese di appena pochi anni fa la pace sembra perdere terreno, nel mondo. I focolai di guerra bruciano anche ai nostri confini. Quei fenomeni che avevamo battezzato come "primavere" quasi mai hanno mantenuto le loro promesse e abbiamo potuto misurare per intero l'inefficacia degli interventi militari. Vediamo persino il nome di Dio portato a pretesto per legittimare orrori. Al riguardo, credo che abbia colpito tutti la fortissima espressione usata dieci giorni fa da Papa Francesco a Tirana: "nessuno pensi di poter farsi scudo di Dio mentre progetta e compie atti di violenza e di sopraffazione!".
Nella situazione che viviamo la pace dovrebbe rappresentare la priorità assoluta.
Per avvicinarla, la Regola francescana offre ancora oggi all'umanità una preziosa alternativa: quella del rispetto e della tolleranza, del dialogo e dell'apertura al diverso, della volontà di riconciliazione e della fratellanza. E a chi fa dell'ironia in nome del "realismo", mi sentirei di chiedere - anche sulla base della mia precedente esperienza nelle agenzie delle Nazioni Unite - di fare un realistico conto dei disastri che sono stati prodotti nel segno di un presunto "scontro di civiltà".
Il secondo valore, quello dell'umiltà, provo a tradurlo con una parola oggi molto diffusa: sobrietà.
Chi ricopre un ruolo istituzionale ha una doppia responsabilità, verso se stesso e verso gli altri. E' fondamentale che si assumano quindi decisioni e uno stile di condotta ispirati ai valori di sobrietà ed umiltà.
Ed è appunto al valore della sobrietà che intendiamo riferirci nelle decisioni che stiamo assumendo nel corso di questa legislatura: proprio ieri abbiamo, insieme al Senato, varato un difficile ma indispensabile riordino delle retribuzioni dei dipendenti. Non voglio accostare più del consentito sacro e profano, ma certo la domanda di sobrietà che arriva dai nostri concittadini, sempre più piegati dalle disuguaglianze, trova in san Francesco un riferimento che, otto secoli dopo, parla ancora chiaro.
Infine il valore di un diverso rapporto tra esseri umani e natura. Per troppo tempo abbiamo definito progresso ciò che era invece sistematico saccheggio della natura. Stiamo cominciando a capire - tardi, e speriamo che non sia troppo tardi - che l'unico sviluppo è quello che oggi chiamiamo "ecosostenibile". Anche in questo senso san Francesco è di una attualità incontestabile. La questione ambientale si sta sempre più imponendo come decisiva, persino dal punto di vista economico: da una cura nuova del territorio passa infatti anche la possibile, indispensabile ripresa dell'occupazione.
Se questa è la straordinaria eredità che san Francesco ci trasmette, il Parlamento può essere ben orgoglioso di aver deciso quasi dieci anni fa, con la legge 24 del febbraio 2005, che il 4 ottobre, giorno di San Francesco, diventasse per l'Italia "giornata della pace, della fraternità e del dialogo tra appartenenti a culture e religioni diverse". La legge, pur brevissima, contiene un'altra frase che ci tengo a ricordare: "in occasione della solennità civile del 4 ottobre sono organizzate cerimonie, iniziative, incontri, in particolare nelle scuole di ogni ordine e grado". Se vogliamo che quei valori prevalgano, è decisivo il lavoro tra i ragazzi. Spero che tanti di loro siano sabato prossimo ad Assisi, e che ancora tanti si trovino a partecipare, domenica 19 ottobre, alla marcia della pace, da Perugia ad Assisi, camminando sulle strade di Francesco.