06/10/2014
Montecitorio, Sala Aldo Moro

Presentazione di 'Generazione 2.0', seconda edizione della ricerca sui 'nativi digitali' a cura di Federico Capeci

Saluto i colleghi deputati e ringrazio l'onorevole Antonio Palmieri. Internet e il Web sono giovani. Li abbiamo visti nascere, li abbiamo visti evolversi rapidamente, spesso senza comprenderli, con lo sgomento dei genitori che seguono la crescita dei figli, cercando di stare al passo coi tempi, ma con l'ansia di non farcela. Invece è nostra responsabilità impegnarci e essere all'altezza con loro, anzi, ritengo che abbiamo il dovere di non chiamarci fuori.

Sei anni fa, nel 2008, due studiosi del Berkman Center di Harvard, Urs Gasser e John Palfrey, hanno pubblicato un'ampia ricerca ("Born Digital") sui cosiddetti "nativi digitali", cioè la generazione dei nostri figli che sarà descritta qui oggi, nata negli anni Novanta quando Internet era già uno strumento di comunicazione di massa, convincendoci che questi giovani erano avvantaggiati rispetto a noi perché facilitati nell'utilizzo delle nuove tecnologie, con cui erano cresciuti.

Federico Capeci ci conforta riportando i dati Istat secondo cui la lettura di libri - questo mi ha colpito - della generazione 2.0 (tra i 18 e i 30 anni) è più alta di quella dei più adulti (48% vs 40%), la minore lettura dei quotidiani cartacei dei giovani (settimanale, 50% vs. 55%) è in larghissima parte compensata dalla lettura di quotidiani e riviste online (ultimi tre mesi 54% vs 29%), la visita di teatro, musei, cinema, concerti è maggiore presso i giovani della generazione 2.0 rispetto agli adulti. Si sfata il mito secondo il quale i giovani non sono interessati all'informazione e alla cultura: un modo di guardare a loro che condividevo anch'io.

I nativi digitali considerano Internet, tablet e smartphone ovvi e naturali poiché sono elementi che fanno parte della loro esistenza da sempre, mentre noi ci siamo abituati ad usarli. La ricerca Doxa sottostante il libro di Capeci, condotta in questi ultimi 5 anni, sottolinea le opportunità e le potenzialità della Generazione 2.0.

Ma negli ultimi anni abbiamo capito che un conto è fruire di questi strumenti, un altro è padroneggiarli ed averne consapevolezza.

L'anno scorso una ricerca dell'Università Milano-Bicocca sull'uso dei nuovi media tra gli studenti delle scuole superiori lombarde ha scoperto che due su tre non sanno come funzioni Internet, non hanno competenze informatiche, ma nemmeno hanno idea del sistema economico su cui si basano le popolari piattaforme "2.0" che sono utilizzate per comunicare, come Facebook e affini, non conoscono l'esistenza né il valore di diritti come la privacy.

Quindi dobbiamo occuparci del divario digitale ("digital divide"), tanto del nostro quanto di quello dei nostri figli e per questo serve più educazione digitale che consenta un uso consapevole della Rete

E' anche pensando ai giovani che rappresentano la speranza e il futuro del nostro Paese, che ho voluto istituire qui a Montecitorio una Commissione di studio per elaborare una Carta di princìpi sui diritti e doveri relativi ad Internet, perché è sempre più evidente e sotto gli occhi di tutti il rischio che sul web prevalga il diritto del più forte sui diritti dei cittadini utenti della Rete, che vanno tutelati con azioni positive da parte delle Istituzioni.

Un richiamo ad una Magna Carta è stato fatto di recente anche da Tim Berners Lee, che il Web l'ha creato. In gioco ci sono interessi enormi e anche la nostra libertà poiché Internet ormai è lo strumento che tutti usiamo ogni giorno per lavorare e comunicare. E' fondamentale dunque garantire il diritto all'accesso a Internet, riconosciuto dall'Onu come diritto umano, in condizioni di parità, ma anche esigere azioni rapide e concrete per il superamento dei divari digitali - infrastrutturali ma anche culturali, economici ma anche sociali. Bisogna anche che i cittadini abbiano piena consapevolezza dei propri diritti, come quello alla tutela dei loro dati personali e quello alla sicurezza in Rete.

Tutto questo senza ostacolare l'innovazione, che ha reso possibile Internet e continua a offrire immense opportunità. Faccio l'esempio dell'italiano che a Chicago, recentemente, ha per la prima volta prodotto un'automobile da una stampante in 3D. Ci rendiamo conto di quale "prateria" si apra?

Una materia così delicata e complessa non può essere lasciata all'autoregolamentazione o alle regole del più forte ma urge elaborare un modello di governance innovativo.

E' una missione complicata, ed è l'obbiettivo della Commissione di studio, composta per metà dai rappresentati dei gruppi parlamentari (uno per ogni gruppo) e per metà da esperti, primo fra tutti Stefano Rodotà, che di questa materia è tra i massimi esperti, a cui ho chiesto di presiedere il comitato tecnico.

Nonostante i tempi stretti, vorrei riuscire a presentare una prima bozza di Carta (Bill of Rights) alla conferenza dei parlamenti europei sul tema dei diritti fondamentali che si terrà qui alla Camera il 13-14 ottobre nell'ambito del semestre europeo. In quell'occasione apriremo anche una consultazione pubblica di confronto online per recepire i suggerimenti dei cittadini interessati alla materia: spero che vorrete anche voi partecipare.