Intervento della Presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, alla Conferenza di alto livello sulla Carta sociale europea
Saluto Giuliano Poletti, Ministro del lavoro e delle politiche sociali e Piero Fassino, sindaco di Torino. Saluto Michele Nicoletti, Vicepresidente dell'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa e Presidente della delegazione italiana e Gabriella Battaini-Dragoni, Vicesegretario generale del Consiglio d'Europa che sono stati i promotori di questa iniziativa. Saluto tutti i presenti.
Vi ringrazio per l'invito ad intervenire ai lavori di questa Conferenza sulla Carta sociale europea. Considero molto importante questa iniziativa adottata dal Consiglio d'Europa, dalla Presidenza italiana del Consiglio dell'Unione europea e dalla Città di Torino perché il suo scopo è quello di attirare di nuovo l'attenzione dell'opinione pubblica italiana ed europea sui contenuti della Carta firmata qui a Torino esattamente 53 anni fa.
Per fare il punto sulla situazione dei diritti sociali in Europa bisogna ripartire dalle persone e dalle conseguenze concrete che la crisi economica e le politiche di austerità hanno avuto sulla vita quotidiana di milioni di cittadini europei. Sono conseguenze sostenibili? Sono conseguenze accettabili? Diciamolo subito: i singoli Stati e l'Unione europea nel suo complesso non sono stati in grado di offrire una protezione adeguata rispetto al prezzo altissimo pagato dai loro cittadini in termini di riduzione dei diritti sociali.
E' troppo alto il numero di europei che oggi incontra crescenti difficoltà ad assicurarsi condizioni di vita minimamente dignitose. La riduzione in termini assoluti della spesa sociale in molti paesi dell'Europa fa sentire drammaticamente i propri effetti. Sono sempre di più i nuclei famigliari che faticano a fare concludere gli studi ai propri figli o che non riescono ad accedere a cure sanitarie di qualità. Ad essere più colpite sono determinate categorie, come le famiglie monoparentali o quelle con tre o più figli. Secondo la stessa Commissione europea si allontanano gli obiettivi della strategia Europa 2020, tanto che il numero di persone a rischio di povertà potrebbe rimanere per il 2020 vicino ai 100 milioni. E allora lasciatemi dire che questo è un vero scandalo. È un vero scandalo per l'Unione europea, la prima potenza economica del mondo!
Le persone più esposte sono quelle che vivono nei paesi che hanno sopportato il carico maggiore degli interventi di austerità. Fra questi paesi vi è l'Italia. Fra i tanti aspetti critici della situazione italiana, uno in particolare ci deve allarmare al massimo grado: quello della condizione giovanile. Le percentuali di disoccupazione giovanile - intorno al 42 per cento - ma anche di dispersione scolastica sono purtroppo fra le più alte nell'Unione europea.
L'altra grande area di esclusione dal mondo del lavoro è quella delle donne: i tassi di occupazione femminile nel nostro paese sono lontanissimi dagli obiettivi europei, con punte particolarmente drammatiche per le regioni meridionali. Le donne rimangono indietro perché su di loro il peso di un welfare ridotto all'osso e perché non ci sono politiche mirate a incentivare l'occupazione femminile
Di fronte a queste crescenti situazioni di disagio, le famiglie non ce la fanno più a svolgere il ruolo di ammortizzatori sociali. L'Europa non è riuscita in questi anni di crisi ad essere per i suoi cittadini un soggetto capace di offrire concrete garanzie sociali in grado di bilanciare gli effetti delle politiche di rigore finanziario. Il sentimento di delusione derivante da questo fallimento rischia di prendere il sopravvento: le recenti elezioni europee hanno fatto emergere in gran parte dei paesi dell'Unione movimenti politici radicalmente antieuropeisti, spesso orientati in senso apertamente populista e xenofobo.
Questa diffusa sensazione di una radicale insufficienza delle politiche europee di protezione sociale trova riscontro nella analisi della scienza economica più avanzata. In due recenti lectio magistralis svolte alla Camera dei deputati due autorevoli protagonisti del pensiero economico contemporaneo, Joseph Stiglitz e Thomas Piketty, hanno sottolineato i forti limiti della attuale governance economica europea. Stiglitz ha criticato le politiche di austerità a senso unico che hanno sino ad oggi ulteriormente depresso le economie europee, soprattutto quelle dell'eurozona; Piketty ci ha illustrato le tendenze in atto che, sulla base delle ricette neoliberiste, stanno allargando le diseguaglianze negli Stati Uniti ed in Europa. Senza correttivi - dice Piketty - siamo destinati presto a tornare ad un quadro di distribuzione della ricchezza simile a quello dell'Ottocento!
Rispetto ad una messa in discussione, ad una riconsiderazione, in buona parte dell'Europa, di conquiste consolidate nel campo dei diritti sociali, mi sembra quanto mai utile - come proposto da questa conferenza - riaffermare con forza il valore vincolante dei principi fondamentali della Carta sociale europea, quali il diritto al lavoro, il diritto di organizzazione sindacale, il diritto alla sicurezza sociale, il diritto della famiglia ad una protezione sociale, giuridica ed economica, il diritto dei lavoratori emigranti e dei loro famigliari alla protezione e all'assistenza. A questo proposito, è stata giustamente sottolineata nel corso del dibattito di oggi la necessità di una stretta sinergia fra il diritto dell'Unione europea e la Carta sociale europea. Si tratta di diritti che costituiscono una parte irrinunciabile della identità civile europea, diritti chr ci qualificano nel mondo, sulla cui osservanza bisogna mantenere costantemente alta la vigilanza. Per tutelare meglio questi diritti potrebbe essere molto utile mettere a punto in ambito parlamentare procedure di early warning per la verifica della compatibilità della legislazione europea e nazionale con i principi della Carta sociale ed organizzare periodici incontri fra le Commissioni competenti dei diversi Parlamenti europei.
Ma per mantenere effettivo il nucleo essenziale di garanzie sociali, la cultura e la politica dei diritti debbono a mio avviso giocare d'attacco. Di fronte alle ben concrete minacce di regresso non devono limitarsi a difendere l'esistente. Bisogna guardare avanti, profilando le tutele necessarie rispetto ai nuovi bisogni emergenti dell'età contemporanea. E' quanto ha già fatto in parte la stessa Carta sociale europea quando con la revisione del 1996 si è aperta alla garanzia di nuovi diritti come quelli riguardanti le pari opportunità, la protezione contro le molestie sessuali, la tutela delle forme di disabilità. E' quanto bisogna continuare a fare anche oggi.
E parlando di nuovi diritti, lunedì scorso - nell'ambito della conferenza delle Commissioni per i diritti fondamentali dei parlamenti dell'Unione europea svoltasi alla Camera dei deputati - è stata resa pubblica la bozza di una Dichiarazione dei diritti in Internet elaborata da una Commissione di deputati ed esperti costituita presso la Camera. E' la prima esperienza in Italia su questi temi cruciali: la Rete oggi non è solo un mezzo di comunicazione, ma una dimensione della nostra vita quotidiana dove si esprime una parte sempre più importante della nostra personalità e delle nostre relazioni sociali. Diventa allora fondamentale assicurare - come propone questo innovativo Bill of rights della Rete - una nuova generazione di diritti come i diritti all'accesso, alla neutralità della Rete, all'eliminazione del digital divide - che rischia di riprodurre le stesse diseguaglianze economiche attuali - alla tutela dei diritti personali. Sul testo elaborato dalla Commissione partirà dal 27 ottobre una consultazione pubblica sul sito della Camera.
Mi sembra importante che queste nuove elaborazioni partano oggi da una sede parlamentare in stretto collegamento con la società civile. Le assemblee parlamentari - oggi forse più di ieri - riflettono nel bene e nel male il complesso pluralismo delle nostre società, i conflitti ancora irrisolti e le nuove istanze in cerca di riconoscimento. Dai parlamenti può oggi venire una spinta decisiva per fare emergere una nuova cultura dei diritti all'altezza delle sfide della contemporaneità. Mi auguro che su questi temi possa avviarsi una positiva collaborazione con i governi e con le istituzioni sovranazionali quali il Consiglio d'Europa che trovano la loro stessa ragion d'essere nella promozione dei diritti fondamentali e della democrazia.
Intervento della Presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, alla Conferenza di alto livello sulla Carta sociale europea
Saluto Giuliano Poletti, Ministro del lavoro e delle politiche sociali e Piero Fassino, sindaco di Torino. Saluto Michele Nicoletti, Vicepresidente dell'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa e Presidente della delegazione italiana e Gabriella Battaini-Dragoni, Vicesegretario generale del Consiglio d'Europa che sono stati i promotori di questa iniziativa. Saluto tutti i presenti.
Vi ringrazio per l'invito ad intervenire ai lavori di questa Conferenza sulla Carta sociale europea. Considero molto importante questa iniziativa adottata dal Consiglio d'Europa, dalla Presidenza italiana del Consiglio dell'Unione europea e dalla Città di Torino perché il suo scopo è quello di attirare di nuovo l'attenzione dell'opinione pubblica italiana ed europea sui contenuti della Carta firmata qui a Torino esattamente 53 anni fa.
Per fare il punto sulla situazione dei diritti sociali in Europa bisogna ripartire dalle persone e dalle conseguenze concrete che la crisi economica e le politiche di austerità hanno avuto sulla vita quotidiana di milioni di cittadini europei. Sono conseguenze sostenibili? Sono conseguenze accettabili? Diciamolo subito: i singoli Stati e l'Unione europea nel suo complesso non sono stati in grado di offrire una protezione adeguata rispetto al prezzo altissimo pagato dai loro cittadini in termini di riduzione dei diritti sociali.
E' troppo alto il numero di europei che oggi incontra crescenti difficoltà ad assicurarsi condizioni di vita minimamente dignitose. La riduzione in termini assoluti della spesa sociale in molti paesi dell'Europa fa sentire drammaticamente i propri effetti. Sono sempre di più i nuclei famigliari che faticano a fare concludere gli studi ai propri figli o che non riescono ad accedere a cure sanitarie di qualità. Ad essere più colpite sono determinate categorie, come le famiglie monoparentali o quelle con tre o più figli. Secondo la stessa Commissione europea si allontanano gli obiettivi della strategia Europa 2020, tanto che il numero di persone a rischio di povertà potrebbe rimanere per il 2020 vicino ai 100 milioni. E allora lasciatemi dire che questo è un vero scandalo. È un vero scandalo per l'Unione europea, la prima potenza economica del mondo!
Le persone più esposte sono quelle che vivono nei paesi che hanno sopportato il carico maggiore degli interventi di austerità. Fra questi paesi vi è l'Italia. Fra i tanti aspetti critici della situazione italiana, uno in particolare ci deve allarmare al massimo grado: quello della condizione giovanile. Le percentuali di disoccupazione giovanile - intorno al 42 per cento - ma anche di dispersione scolastica sono purtroppo fra le più alte nell'Unione europea.
L'altra grande area di esclusione dal mondo del lavoro è quella delle donne: i tassi di occupazione femminile nel nostro paese sono lontanissimi dagli obiettivi europei, con punte particolarmente drammatiche per le regioni meridionali. Le donne rimangono indietro perché su di loro il peso di un welfare ridotto all'osso e perché non ci sono politiche mirate a incentivare l'occupazione femminile
Di fronte a queste crescenti situazioni di disagio, le famiglie non ce la fanno più a svolgere il ruolo di ammortizzatori sociali. L'Europa non è riuscita in questi anni di crisi ad essere per i suoi cittadini un soggetto capace di offrire concrete garanzie sociali in grado di bilanciare gli effetti delle politiche di rigore finanziario. Il sentimento di delusione derivante da questo fallimento rischia di prendere il sopravvento: le recenti elezioni europee hanno fatto emergere in gran parte dei paesi dell'Unione movimenti politici radicalmente antieuropeisti, spesso orientati in senso apertamente populista e xenofobo.
Questa diffusa sensazione di una radicale insufficienza delle politiche europee di protezione sociale trova riscontro nella analisi della scienza economica più avanzata. In due recenti lectio magistralis svolte alla Camera dei deputati due autorevoli protagonisti del pensiero economico contemporaneo, Joseph Stiglitz e Thomas Piketty, hanno sottolineato i forti limiti della attuale governance economica europea. Stiglitz ha criticato le politiche di austerità a senso unico che hanno sino ad oggi ulteriormente depresso le economie europee, soprattutto quelle dell'eurozona; Piketty ci ha illustrato le tendenze in atto che, sulla base delle ricette neoliberiste, stanno allargando le diseguaglianze negli Stati Uniti ed in Europa. Senza correttivi - dice Piketty - siamo destinati presto a tornare ad un quadro di distribuzione della ricchezza simile a quello dell'Ottocento!
Rispetto ad una messa in discussione, ad una riconsiderazione, in buona parte dell'Europa, di conquiste consolidate nel campo dei diritti sociali, mi sembra quanto mai utile - come proposto da questa conferenza - riaffermare con forza il valore vincolante dei principi fondamentali della Carta sociale europea, quali il diritto al lavoro, il diritto di organizzazione sindacale, il diritto alla sicurezza sociale, il diritto della famiglia ad una protezione sociale, giuridica ed economica, il diritto dei lavoratori emigranti e dei loro famigliari alla protezione e all'assistenza. A questo proposito, è stata giustamente sottolineata nel corso del dibattito di oggi la necessità di una stretta sinergia fra il diritto dell'Unione europea e la Carta sociale europea. Si tratta di diritti che costituiscono una parte irrinunciabile della identità civile europea, diritti chr ci qualificano nel mondo, sulla cui osservanza bisogna mantenere costantemente alta la vigilanza. Per tutelare meglio questi diritti potrebbe essere molto utile mettere a punto in ambito parlamentare procedure di early warning per la verifica della compatibilità della legislazione europea e nazionale con i principi della Carta sociale ed organizzare periodici incontri fra le Commissioni competenti dei diversi Parlamenti europei.
Ma per mantenere effettivo il nucleo essenziale di garanzie sociali, la cultura e la politica dei diritti debbono a mio avviso giocare d'attacco. Di fronte alle ben concrete minacce di regresso non devono limitarsi a difendere l'esistente. Bisogna guardare avanti, profilando le tutele necessarie rispetto ai nuovi bisogni emergenti dell'età contemporanea. E' quanto ha già fatto in parte la stessa Carta sociale europea quando con la revisione del 1996 si è aperta alla garanzia di nuovi diritti come quelli riguardanti le pari opportunità, la protezione contro le molestie sessuali, la tutela delle forme di disabilità. E' quanto bisogna continuare a fare anche oggi.
E parlando di nuovi diritti, lunedì scorso - nell'ambito della conferenza delle Commissioni per i diritti fondamentali dei parlamenti dell'Unione europea svoltasi alla Camera dei deputati - è stata resa pubblica la bozza di una Dichiarazione dei diritti in Internet elaborata da una Commissione di deputati ed esperti costituita presso la Camera. E' la prima esperienza in Italia su questi temi cruciali: la Rete oggi non è solo un mezzo di comunicazione, ma una dimensione della nostra vita quotidiana dove si esprime una parte sempre più importante della nostra personalità e delle nostre relazioni sociali. Diventa allora fondamentale assicurare - come propone questo innovativo Bill of rights della Rete - una nuova generazione di diritti come i diritti all'accesso, alla neutralità della Rete, all'eliminazione del digital divide - che rischia di riprodurre le stesse diseguaglianze economiche attuali - alla tutela dei diritti personali. Sul testo elaborato dalla Commissione partirà dal 27 ottobre una consultazione pubblica sul sito della Camera.
Mi sembra importante che queste nuove elaborazioni partano oggi da una sede parlamentare in stretto collegamento con la società civile. Le assemblee parlamentari - oggi forse più di ieri - riflettono nel bene e nel male il complesso pluralismo delle nostre società, i conflitti ancora irrisolti e le nuove istanze in cerca di riconoscimento. Dai parlamenti può oggi venire una spinta decisiva per fare emergere una nuova cultura dei diritti all'altezza delle sfide della contemporaneità. Mi auguro che su questi temi possa avviarsi una positiva collaborazione con i governi e con le istituzioni sovranazionali quali il Consiglio d'Europa che trovano la loro stessa ragion d'essere nella promozione dei diritti fondamentali e della democrazia.
Vi ringrazio