15/10/2014
Montecitorio, Sala Aldo Moro

Partecipazione all'iniziativa 'Teresa Mattei e le donne costituenti'

Buon pomeriggio a tutti, mi fa piacere vedervi in questa sala, vedere tante facce amiche. Saluto l'onorevole Valeria Valente, Presidente del Comitato per le pari opportunità della Camera dei deputati, la professoressa Lorenza Carlassare e Barbara Valmorin che svolgerà alcune letture relative a Teresa Mattei. Saluto inoltre con affetto tutti i familiari di Teresa Mattei: grazie per esservi qui e per avere accettato il nostro invito. Ringrazio veramente tutti voi, i giovani, i ragazzi che hanno lavorato a questa figura e che oggi mi hanno consegnato un bellissimo quadro.

Parlare di Teresa Mattei significa innanzitutto parlare del suo impegno prima ancora che della sua persona, impegno che è durato tutta una vita, un impegno mirato a promuovere i diritti delle donne ma anche i diritti dei bambini, sempre in difesa della pace. Un impegno anche per promuovere i valori della nostra Costituzione.

Un impegno che nasce ufficialmente il 25 giugno del 1946, quando a soli venticinque anni - immaginatevi che emozione che doveva essere per lei - varca la soglia di Palazzo Montecitorio. Io l'ho varcata molti anni dopo e posso dire che l'ho varcato con moltissima emozione, evidentemente. Chi crede nelle Istituzioni e varca questa soglia sa che sta facendo una cosa di straordinario valore. Fu la più giovane deputata eletta all'Assemblea costituente. Un impegno che non conoscerà soste fino al termine della sua vita, cioè il 12 marzo del 2013.

Teresa Mattei è stata dunque tra le 21 costituenti, le prime donne italiane democraticamente elette in un'Assemblea parlamentare, che hanno fornito un importante contributo alla stesura della Carta costituzionale. Cinque di loro entrarono a far parte della Commissione dei settantacinque e, dunque, parteciparono attivamente ai lavori di due delle tre Sottocommissioni. Furono relatrici su temi importanti soprattutto in merito alle garanzie economico-sociali per l'esistenza della famiglia, e proposero spesso anche un punto di vista in forte discontinuità sia con la cultura giuridica, sia con i costumi di quegli anni. Si trattava di donne sicuramente diverse: diverse per orientamento politico, diverse per età, diverse per esperienze personali, diverse per formazione culturale e anche per provenienza geografica. Ma seppero quasi sempre superare quanto le divideva per far prevalere ciò che le univa, e cioè la ferma volontà di garantire alle donne italiane una posizione di parità formale e sostanziale nell'impianto della nostra Costituzione. Questo era il collante che le teneva insieme. Una posizione che le rendesse protagoniste attive nella vita della nascente Repubblica, che esse stesse, con pari sacrificio rispetto agli uomini, avevano contribuito a conquistare.

Nonostante la giovane età Teresa Mattei rientra a pieno titolo tra quelle donne che hanno combattuto e sofferto per resistere e anche per restituire all'Italia un futuro di libertà e di pace. Cresciuta in un ambiente dichiaratamente antifascista e di grande apertura intellettuale, infranse più volte la disciplina che il regime imponeva, perché la disciplina veniva imposta a tutti, anche agli studenti. Nonostante fosse una studentessa appena diciassettenne del Liceo Michelangelo di Firenze, lei si rifiutò - e io la ammiro tanto per questo - di assistere ad una lezione in difesa della razza. Immaginatevi che cosa volesse dire a diciassette anni dire no e dire apertamente "questa è una vergogna". Tant'è che questo affronto le costò molto, perché venne considerato imperdonabile dal regime al punto che per questo "atto di indisciplina" venne radiata da tutte le scuole del Regno.

Nel 1942 aderì al Partito comunista clandestino e dopo l'8 settembre entrò a far parte dei Gap, partecipando in prima persona alla lotta di Liberazione. Gli anni della Resistenza incisero dolorosamente sulla vita di Teresa Mattei, colpita, tra l'altro, negli affetti più cari, con la morte del fratello.

Partecipò ai lavori della Costituente in qualità di segretaria di presidenza e svolse in Aula alcuni significativi interventi.

Tra i più rilevanti quello sulla formulazione del principio di uguaglianza contenuto nell'articolo 3 della nostra Costituzione, che ritengo essere uno dei più belli. Nel suo intervento Teresa Mattei mostrò un chiaro apprezzamento per la pienezza dei diritti che il Progetto proposto all'Assemblea riconosceva alle donne e lo considerò un passo decisivo sulla via del progresso e dell'avanzamento civile e sociale dell'Italia. Ricordò a tutti che nessuno sviluppo autenticamente democratico può prescindere da una piena emancipazione femminile che superi l'ambito del riconoscimento strettamente giuridico, cioè ci ricordò che bisognava andare oltre perché quella emancipazione doveva estendersi alla vita economica, alla vita politica e alla vita sociale del Paese. Non poteva essere solo giuridica.

Teresa Mattei affermò con forza, in quello stesso intervento, che la tutela dei diritti delle donne indicata nel testo del Progetto non poteva che essere un punto di partenza e non un punto "di approdo", di arrivo, per le donne italiane, perché nel vissuto quotidiano degli anni a venire - lei questo già l'aveva intravisto - sarebbero state chiamate ancora, e ancora, a lottare contro - cito testualmente - "secoli di arretratezza, di oscurantismo, di superstizione e di tradizione reazionaria". Tutto ciò avrebbe rappresentato un ostacolo lungo il cammino di emancipazione. Con estrema lucidità di analisi e perfetta lungimiranza richiamò l'attenzione dell'Assemblea sulla necessità che, cito sempre le sua parole, "nessuna ambiguità sussista, in nessun articolo e in nessuna parola della Carta costituzionale, che sia facile appiglio a chi volesse ancora impedire e frenare alle donne questo cammino liberatore".

Terminata l'esperienza alla Costituente, Teresa Mattei si dedicò all'impegno per affermare i diritti delle donne nella società e per promuovere quelli dell'infanzia, come dicevo prima, partecipando attivamente all'attuazione di quei principi di uguaglianza alla cui redazione aveva così efficacemente contribuito.

Una parte importante di questo impegno fu quello volto ad affermare il diritto dei bambini a comunicare - io la trovo veramente un'intuizione incredibile, assolutamente ante litteram - e ad essere ascoltati. Fondò nella seconda metà degli anni ottanta la Lega per il Diritto dei bambini alla comunicazione. L'obiettivo era quello di stimolare uno sviluppo armonioso della personalità dei bambini per formare individui più liberi, individui più consapevoli, capaci anche di esprimersi attraverso la comunicazione visiva e lei, appunto, diede importanza all'arte che rappresenta l'espressione più alta. Parallelamente si è battuta per un uso più consapevole dei media, rispettoso della sensibilità dei più piccoli e meno invasivo della sfera familiare, al punto da chiedere "un buon uso della TV", che diventasse anche un oggetto di insegnamento nelle scuole.

Pensiamo al dibattito di oggi in tema di educazione digitale. Noi ce la stiamo mettendo tutta, io ringrazio il professor Rodotà che è qui presente per il lavoro che la Commissione di Internet istituita qui alla Camera sta facendo e il professor Rodotà ha preso, come si dice, il lead di questa Commissione per elaborare una Carta dei diritti di Internet, perché questa è la nostra ultima sfida: riuscire a fare in modo che ci sia educazione digitale nelle scuole. È giusto fornire ai nostri figli gli strumenti necessari per usare il web nel modo più consapevole, per capirlo e per fare in modo che sia un grande spazio di libertà. Dico questo per ricordare l'attualità del messaggio di Teresa Mattei.

Io sono davvero grata a chi ha promosso questo incontro, perché ci aiuta a sottolineare qualcosa che troppo spesso viene dimenticato e cioè che la conquista della democrazia e poi il progresso sociale e civile che l'Italia ha conosciuto non sarebbero stati possibili senza la partecipazione e l'impegno di tante donne, dentro e fuori le istituzioni.

Quando grazie alla spinta di molte donne si conquistò il diritto al voto per tutte e per tutti, o la possibilità di divorziare, o il nuovo diritto di famiglia, o il riconoscimento giuridico della parità sui luoghi di lavoro, fu tutta la società, guardate, tutto il Paese, non solo le donne, a trarne giovamento. E' grazie a loro, quindi, è grazie a queste donne se l'Italia è diventata un paese più progredito e più moderno.

Oggi noi viviamo un lungo periodo di crisi. Non è solo crisi economica. Certo è anche crisi economica, è crisi finanziaria, ma non è solo questo. E' anche crisi sociale, è crisi di valori, è crisi di fiducia nelle istituzioni democratiche. Oggi sembra che per strappare l'applauso basti prendersela con il Parlamento, con la massima rappresentazione democratica del nostro Paese. Perché no? E' facile, la piazza acclama. Ma facendo così, specialmente quando a farlo sono persone che hanno ruoli istituzionali, si fa molto male al Paese. Perché un Paese che non ha fiducia nelle proprie Istituzioni è un Paese che non ha un bel futuro.

E allora possiamo uscirne, non ho dubbi, perché siamo un grande Paese al quale non mancano certo le risorse per riprendersi. Ma anche oggi, per venir fuori dalle difficoltà, l'Italia ha bisogno delle donne, della spinta e della piena partecipazione delle donne. Quando le donne lavorano la produttività aumenta, il Pil aumenta. Non è davvero un discorso che possa ridursi a "quote", non è questo. E' un tema che richiede la piena parità di accesso per tutte le donne al lavoro, ai più alti livelli professionali e alla guida politica del paese.

Donne come Teresa Mattei hanno tracciato il percorso sul quale camminare. Adesso sta a noi continuare questa strada, che ancora è lunga, ma un bel pezzo l'abbiamo già percorso.

Grazie.