24/10/2014
Montecitorio, Sala Aldo Moro

Convegno 'Il futuro del libro. Idee a confronto per superare la crisi dell'editoria' nell'ambito della sesta edizione dell'iniziativa 'Il Volume della democrazia. Giornate del libro politico a Montecitorio'

Buon giorno a tutte e a tutti. Saluto il Ministro Dario Franceschini, gli scrittori Corrado Augias e Rosella Postorino, il dottor Alberto Galla, Presidente dell'Associazione dei librai italiani e il dottor Marco Polillo, Presidente dell'Associazione degli editori.

Un benvenuto alla Camera dei deputati a tutti voi che siete presenti a questo incontro.

Con questo dibattito inauguriamo la sesta edizione delle giornate del libro politico a Montecitorio. Questa è una delle iniziative più apprezzate e anche più seguite tra le molte che la Camera promuove. Le nostre iniziative, almeno quelle di questa Legislatura, hanno come obiettivo quello di aprire il Palazzo ai cittadini, alla società civile e alle buone idee. In questa legislatura lo stiamo facendo in diversi modi: incontrando qui a Montecitorio le delegazioni dei tanti lavoratori che hanno problemi perché rischiano il loro posto di lavoro, le associazioni degli imprenditori, incontrando associazioni di vario genere, enti e comitati, così come consentendo a migliaia e migliaia di ragazzi di visitare il Palazzo della Camera e la nostra Aula. Lo facciamo anche potenziando quell'evento che si chiama 'Montecitorio a porte aperte' , lasciando aperto Montecitorio ai cittadini, normalmente la prima domenica del mese, così come altri eventi culturali che attirino i cittadini. Ultimamente lo abbiamo fatto anche ospitando il Premio Strega Giovani per la prima volta qui alla Camera. E non da ultimo lo facciamo aprendo le nostre attività ai social media, perché se i cittadini li utilizzano, è giusto che le Istituzioni si attrezzino e si rendano fruibili anche attraverso i social media.

Ma cerchiamo anche di far entrare in questo Palazzo le nuove idee sulla globalizzazione, sull'economia. Lo abbiamo fatto recentemente invitando dei premi Nobel, ad esempio Muhammad Yunus, sul microcredito e sul social business, o Joseph Stiglitz e, da ultimo, l'economista Thomas Piketty.

Le giornate del libro politico a Montecitorio mirano allo stesso risultato: quello di presentare e discutere saggi, ricerche, analisi storiche, che ci vengono proposti dagli editori, e che riguardano anche la riflessione politica, e l'azione politica in contemporanea. Ed è importante che questo avvenga nella sede del Parlamento, perché il Parlamento deve saper cogliere le idee e tutto quello che viene prodotto dalla società civile.

Come sapete, le giornate del libro politico sono organizzate con la preziosa collaborazione dell'Associazione Italiana Editori e dell'Associazione Librai Italiani, che ringrazio ancora una volta perché sono il vero motore di questa iniziativa. E proprio da queste associazioni è venuta la proposta di dedicare quest'anno il dibattito inaugurale al tema del futuro dei libri, partendo da quel dato obiettivo che è la crisi dell'editoria. Proposta che abbiamo voluto immediatamente accogliere senza riserve, perché la consideriamo una questione cruciale nella vita del nostro paese, e non soltanto dal punto di vista economico.

Che cosa voglio dire? Voglio dire che quando chiude una libreria - e di librerie purtroppo, come ci ricordavano i nostri ospiti nell'ultimo incontro, lo scorso anno, ne chiudono ogni giorno - la perdita è doppia perché si perdono posti di lavoro, ma anche perché è un colpo duro alla nostra cultura. E colpire la cultura, in un paese come l'Italia, significa tagliare uno dei rami portanti su cui noi siamo seduti.

Se non ricordo male, all'atto del suo insediamento, il Ministro Franceschini disse una cosa che colpì un po' tutti, dichiarando che si trovava a capo di un grande Ministero economico. Intendeva dire - e io sono d'accordo con lui - che per l'Italia la cultura non è soltanto, un bacino inesauribile di conoscenze, come per tutti gli altri paesi, ma è anche una grande occasione di crescita economica e di sviluppo sostenibile: investire nella cultura vuol dire investire in qualcosa che ci rimane, che è sostenibile, non in un modello rapace, che non lascia nulla al nostro paese. E allora quando da noi chiude una libreria, un teatro, un cinema, o va in crisi la gestione di un museo, si compromettono veramente le prospettive di rilancio della nostra economia oltre che di progresso civile del paese. Quindi molto è in ballo.

So che la tentazione è di dare la colpa a Internet e di dire che la crisi comincia da lì. Io credo che la Rete abbia sicuramente delle responsabilità. Ma la Rete ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non smetterà di farlo. Questo è un dato di fatto: con la Rete ci dobbiamo fare i conti. E' un grande spazio di libertà che non si può comprimere, ma che necessita di un quadro di diritti e di doveri riconosciuti non solo a livello nazionale, ma anche a livello internazionale. Ed è per questo che qui alla Camera dei deputati abbiamo istituito la prima Commissione di studio su Internet, alla quale partecipano sia rappresentanti dei Gruppi parlamentari, sia esperti. Ed è il Prof. Stefano Rodotà che ha coordinato il gruppo di lavoro di questa Commissione, che ha già elaborato la prima versione di un testo, di una 'Magna Charta' per Internet, che da lunedì verrà sottoposto ad una vasta consultazione pubblica. Io l'ho già presentato alle delegazioni degli altri 27 paesi dell'Unione europea in occasione di un incontro, qui a Montecitorio, nell'ambito del Semestre di Presidenza italiana. E' un documento che vuole andare a tutelare questo grande spazio di libertà, mettendo i diritti del cittadino globale al centro dell'attenzione.

E' certamente vero che Internet ha inciso anche sul mondo dell'editoria e sulle abitudini alla lettura e all'acquisto di libri.

Ma il problema credo sia più profondo: siamo il paese nel quale pochissime persone leggono i quotidiani, in cui aumenta la percentuale dell'abbandono scolastico e dei cosiddetti NEET, i giovani che non frequentano un corso scolastico o un percorso di formazione, e che non hanno lavoro.

E' ad un complesso di misure, dunque, che occorre guardare, e non solamente a quelle relative strettamente all'editoria. Se vogliamo dare una risposta a tutto questo, dobbiamo allargare la lente. A questo proposito, ringrazio due deputati che stanno lavorando a due proposte di legge di cui si sta discutendo in Commissione Cultura qui alla Camera. Quella dell'on. Giancarlo Giordano sulla diffusione del libro e quella dell'on. Zampa sulla promozione della lettura nell'infanzia. Queste proposte vanno nella direzione di allargare lo spettro e provare a trovare delle soluzioni.

Sarà il Ministro Franceschini poi a dirci dell'orientamento e delle iniziative del Governo in merito alle risposte da dare. Agli altri relatori il compito di stimolare la discussione anche con suggerimenti e proposte che possano essere utili per le decisioni che dovremo assumere.

La situazione è chiaramente seria e grave: anche sull'editoria e sull'acquisto di libri si fanno sentire i colpi della crisi, tanto più pesanti in quanto cadono in un momento di grandi trasformazioni nell'industria culturale e nel mondo dei media.

Ma nonostante questo non penso che sia giusto cedere al pessimismo e alla rassegnazione, perché la storia ci insegna che l'emergere di nuovi mezzi di comunicazione di massa non comporta il declino e la scomparsa di quelli preesistenti. E' stato così nella nostra storia recente: la televisione non ha ucciso né il cinema né la radio. Il computer non ha soppiantato la televisione, né i giornali e neanche i libri. Certo, ogni novità è una sfida, provoca terremoti e scosse di assestamento, e ciascuno ne viene trasformato. Ognuno di questi mezzi viene trasformato, appunto, non cancellato, dall'arrivo di nuovi mezzi di comunicazione.

Ci saranno sempre, credo, persone che come me, come voi, navigano quotidianamente su Internet, usano molti social media per le proprie attività, e sono curiose rispetto ad ogni innovazione, ma non rinunceranno mai al libro, ad andare in libreria, a prendere un volume in mano, a sentire la consistenza e l'odore della carta. Io penso che ci saranno sempre persone così, e quindi resto fiduciosa, e questa fiducia mi viene confermata da alcune esperienze che ho fatto anche nelle settimane scorse, come per esempio il Festival della Letteratura di Mantova, con un clima bellissimo e tante persone interessate che giravano per gli stand e compravano libri. Ho partecipato alla presentazione del libro di Jeremy Rifkin, e c'erano centinaia di persone; al contempo, in altri luoghi c'erano altre presentazioni con altre centinaia di persone. Poi sono stata al Festival di Internazionale a Ferrara: anche lì c'erano centinaia di persone in fila per partecipare a dibattiti, spesso focalizzati su libri.

Questo mi dice che siamo sicuramente in un tempo di crisi, che è anche valoriale, e che un certo pensiero ha svalutato il bene della conoscenza, per puntare tutto sulla materialità. Tutto questo è vero, purtroppo, non possiamo negarlo. Ma guai a non vedere che ci sono tante persone e anche tanti giovani che hanno interesse a saperne di più, che vogliono conoscere il perché di tante cose, e vogliono conoscere il tempo in cui vivono, le grandi sfide che abbiamo di fronte. Questi giovani richiedono un sostegno, un'attenzione. Credo che a loro, e al nostro paese, dobbiamo il sostegno all'editoria in Italia: a questi giovani e al loro futuro.