Roma, Quartier generale del Programma Alimentare Mondiale
Intervento della Presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, al World Food Programme
Sono davvero contenta di intervenire oggi in questa sessione del World Food Programme. Saluto il Presidente della Repubblica del Ghana che ha aperto i lavori di questa giornata con un intervento così ricco di spunti interessanti e mi congratulo per il sostegno assicurato dal suo paese alle iniziative internazionali per affrontare l'emergenza Ebola. Saluto gli Ambasciatori, e gli altri componenti del Board del WFP, la direttrice esecutiva Ertharin Cousin, e tutto lo staff di questa organizzazione.
Essere oggi qui è per me come tornare a casa.
Come alcuni dei presenti forse sanno ho lavorato in questa organizzazione per cinque anni. Un periodo contrassegnato da avvenimenti drammatici: il genocidio in Ruanda, le guerre nell'ex Jugoslavia ed in Afghanistan, i conflitti nelle repubbliche ex sovietiche. Sono stati soprattutto anni di guerre contro i civili, il che ha significato tante perdite umane e un enorme numero di persone in fuga da assistere. Si è trattato per me di un'esperienza indimenticabile, determinante per la mia formazione professionale e umana.
A distanza di tempo vedo con più chiarezza ciò che già intuivo quando ero parte di questa organizzazione: il vero punto di forza è il capitale umano. Non basterebbero infatti i finanziamenti che gli Stati stanziano per raggiungere i suoi obiettivi: sono le donne e gli uomini che vi lavorano a tradurre queste risorse in un aiuto concreto, a fare arrivare nel minor tempo possibile le derrate alimentari di prima necessità nei luoghi remoti dove servono, ad operare con umanità e responsabilità.
E' un lavoro estremamente gratificante, ma che si può svolgere solo a costo di grandi sacrifici personali. Una abnegazione che può giungere sino al sacrificio della vita, come testimoniano i nomi di tanti eroici operatori del WFP riportati nell'atrio di questo palazzo, alcuni dei quali ho avuto il privilegio di conoscere personalmente. Desidero in particolare ricordare che 15 anni fa, il 12 novembre 1999, un aereo in servizio per il WFP precipitò in Kosovo, a nord di Pristina. Perirono 24 persone fra passeggeri e membri dell'equipaggio. Tre passeggeri appartenevano allo staff del WFP, fra i quali Paola Biocca, un'amica che aveva assunto qualche tempo prima l'incarico di portavoce del WFP. A loro va il mio ricordo commosso e affettuoso.
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Durante il mio lavoro di portavoce nel cuore delle crisi, mi sono resa conto di quanto sia decisivo il ruolo dell'informazione per la mobilitazione dell'opinione pubblica. Oggi mi trovo ad operare in prima linea su un altro fronte, quello della politica. Si tratta di un terreno apparentemente lontano dal lavoro che si svolge qui. In realtà non è così. Ho deciso di impegnarmi per la prima volta in una esperienza politica e parlamentare perché avvertivo ed avverto fortissima l'esigenza che, quando viene il momento, ognuno di noi faccia la sua parte nel proprio paese, soprattutto in tempi di crisi che richiedono radicali cambiamenti.
Oggi infatti in molti paesi europei è forte un sentimento di sfiducia verso la politica e le Istituzioni considerate incapaci di farsi carico dei problemi complessi del mondo contemporaneo.
E' una deriva, soprattutto quella volta alla delegittimazione delle Istituzioni democratiche, che non conduce a nulla di positivo; si alimenta esclusivamente di pulsioni negative che non risolvono le questioni più urgenti della popolazione. Bisogna quindi contrastare questi atteggiamenti, purtroppo molto diffusi. Ma come possiamo rispondere a questa sfida? Cosa bisogna fare?
Credo che la scelta migliore sia rinnovare la politica concentrandosi sui principi e sui valori. Dobbiamo tornare al significato essenziale della politica, intesa come servizio ai cittadini.
In termini pratici, dobbiamo attuare politiche che siano efficaci, trasparenti, basate sulla competenza e capaci di inclusione.
Che ci sia bisogno di una politica che si faccia carico e che ricerchi le risposte lo dimostrano proprio le grandi emergenze sulle quali è oggi impegnato il WFP, da Ebola, al Sud Sudan, all'Irak e alla Siria sotto la minaccia dell'Isis. Purtroppo i paesi occidentali sembrano accorgersi di queste gravissime situazioni di crisi solo quando i loro effetti cominciano a lambire i loro confini nazionali. Neanche due anni fa mi trovavo per conto dell'UHHCR nel campo profughi di Zaatari, al confine fra Giordania e Siria. I racconti delle migliaia di rifugiati che arrivavano in quel centro descrivevano già allora con estrema chiarezza l'enorme tragedia umanitaria che si stava producendo in quel paese. Eppure si è scelto di aspettare, di non agire, di non occuparsene con l'impegno necessario. Oggi quel conflitto è diventato una minaccia globale, con gravissimi effetti destabilizzanti per l'intera regione e non solo.
La storia di Ebola non è molto diversa. Come sapete tutti, si tratta di una malattia presente da tempo in alcune paesi dell'Africa. Si è giunti alla situazione estremamente allarmante di oggi anche perché abbiamo assistito al progressivo indebolimento dei sistemi di ricerca, prevenzione e intervento sanitario nei paesi interessati dall'epidemia. Una conseguenza, questa, delle drastiche politiche di risanamento finanziario adottate in paesi in difficoltà, con tagli alla spesa pubblica e privatizzazione dei servizi. Ebola oggi è divenuta non solo un'emergenza sanitaria per tutti, ma una minaccia che mette in discussione la stabilità politica, economica e sociale della regione coinvolta. La comunità internazionale deve affrontare questa sfida con un approccio complessivo, in grado di incidere su tutti gli aspetti del fenomeno. Lasciatemi cogliere questa occasione per ringraziare tutti gli operatori - medici, infermieri, personale del settore logistico - impegnati in prima linea nell'affrontare sul terreno le emergenze. Sono loro l'espressione più alta di abnegazione e generosità.
Anche per il tema della sicurezza alimentare, un obiettivo ancora purtroppo lontano in molte aree del mondo, si impongono considerazioni di natura politica. E' chiaro che il cuore del problema non è semplicemente produrre più beni alimentari, ma far sì che nei paesi in difficoltà siano assicurate condizioni eque di accesso al cibo. Un risultato che non si può raggiungere senza garantire a tutti livelli di reddito e di istruzione adeguati per condurre una vita autonoma e dignitosa. Anche qui l'approccio non può che essere globale. Il tema della sicurezza alimentare mette infatti in discussione i nostri complessivi modelli di produzione e consumo, il nostro stile di vita. Lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali imposto da questi modelli, ad esempio, ha portato a conseguenze drammatiche: dai cambiamenti climatici, al dissesto idrogeologico, alla carenza di acqua potabile. Tutto questo rischia di mettere a dura prova la capacità degli ecosistemi di assicurare le risorse necessarie per la produzione alimentare e più in generale per garantire la qualità della vita delle persone. Ulteriore grave conseguenza di tutto ciò, è anche quella di accrescere le diseguaglianze tra parti ricche del mondo e zone più povere e tra coloro che avranno comunque garantito l'accesso ai beni e chi invece troverà ancora più difficoltà.
La Banca mondiale stima che da qui al 2050 l'effetto dei cambiamenti climatici, se non corretto, porterà ad una diminuzione di oltre il 25 per cento della produzione di cibo mondiale, con un conseguente aumento dei prezzi che penalizzerà ancora una volta le regioni del mondo più vulnerabili. Il recente rapporto del panel di esperti dell'ONU ha dimostrato che si può ancora intervenire efficacemente per contrastare il progressivo riscaldamento del pianeta. Ma lo si può fare solo sulla base di un'azione coordinata fra i maggiori paesi ad economia industriale.
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In conclusione, mi sento di esprimere soddisfazione per il sostegno che il mio paese assicura all'attività del WFP ospitandone la sede qui a Roma, insieme a quella di altre importanti organizzazioni internazionali. In questo quadro, la base di Brindisi rappresenta una speciale ragione di orgoglio. L'Italia è convinta del valore di ospitare e in gran parte finanziare questa importante base logistica per le operazioni di intervento umanitario. Brindisi è l'aeroporto della speranza: da lì partono infatti aerei con aiuti di prima necessità destinati alle popolazioni colpite da conflitti e disastri naturali.
Un impegno, quello dell'Italia, che trova rispondenza anche nell'aver voluto dedicare l'Esposizione Universale 2015 al tema "Nutrire il pianeta. Energia per la vita". L'Expo, infatti, non sarà solo un evento espositivo ma -mi auguro - costituirà un'eccezionale opportunità per un reale confronto politico sui temi dell'alimentazione e della sostenibilità ambientale.
Considerate le sfide che ci stanno davanti, per la politica e le istituzioni, nazionali ed internazionali, è giunto il tempo delle scelte: ora è il momento di assumere le proprie responsabilità e di passare finalmente all'azione.
Intervento della Presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, al World Food Programme
Sono davvero contenta di intervenire oggi in questa sessione del World Food Programme. Saluto il Presidente della Repubblica del Ghana che ha aperto i lavori di questa giornata con un intervento così ricco di spunti interessanti e mi congratulo per il sostegno assicurato dal suo paese alle iniziative internazionali per affrontare l'emergenza Ebola. Saluto gli Ambasciatori, e gli altri componenti del Board del WFP, la direttrice esecutiva Ertharin Cousin, e tutto lo staff di questa organizzazione.
Essere oggi qui è per me come tornare a casa.
Come alcuni dei presenti forse sanno ho lavorato in questa organizzazione per cinque anni. Un periodo contrassegnato da avvenimenti drammatici: il genocidio in Ruanda, le guerre nell'ex Jugoslavia ed in Afghanistan, i conflitti nelle repubbliche ex sovietiche. Sono stati soprattutto anni di guerre contro i civili, il che ha significato tante perdite umane e un enorme numero di persone in fuga da assistere. Si è trattato per me di un'esperienza indimenticabile, determinante per la mia formazione professionale e umana.
A distanza di tempo vedo con più chiarezza ciò che già intuivo quando ero parte di questa organizzazione: il vero punto di forza è il capitale umano. Non basterebbero infatti i finanziamenti che gli Stati stanziano per raggiungere i suoi obiettivi: sono le donne e gli uomini che vi lavorano a tradurre queste risorse in un aiuto concreto, a fare arrivare nel minor tempo possibile le derrate alimentari di prima necessità nei luoghi remoti dove servono, ad operare con umanità e responsabilità.
E' un lavoro estremamente gratificante, ma che si può svolgere solo a costo di grandi sacrifici personali. Una abnegazione che può giungere sino al sacrificio della vita, come testimoniano i nomi di tanti eroici operatori del WFP riportati nell'atrio di questo palazzo, alcuni dei quali ho avuto il privilegio di conoscere personalmente. Desidero in particolare ricordare che 15 anni fa, il 12 novembre 1999, un aereo in servizio per il WFP precipitò in Kosovo, a nord di Pristina. Perirono 24 persone fra passeggeri e membri dell'equipaggio. Tre passeggeri appartenevano allo staff del WFP, fra i quali Paola Biocca, un'amica che aveva assunto qualche tempo prima l'incarico di portavoce del WFP. A loro va il mio ricordo commosso e affettuoso.
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Durante il mio lavoro di portavoce nel cuore delle crisi, mi sono resa conto di quanto sia decisivo il ruolo dell'informazione per la mobilitazione dell'opinione pubblica. Oggi mi trovo ad operare in prima linea su un altro fronte, quello della politica. Si tratta di un terreno apparentemente lontano dal lavoro che si svolge qui. In realtà non è così. Ho deciso di impegnarmi per la prima volta in una esperienza politica e parlamentare perché avvertivo ed avverto fortissima l'esigenza che, quando viene il momento, ognuno di noi faccia la sua parte nel proprio paese, soprattutto in tempi di crisi che richiedono radicali cambiamenti.
Oggi infatti in molti paesi europei è forte un sentimento di sfiducia verso la politica e le Istituzioni considerate incapaci di farsi carico dei problemi complessi del mondo contemporaneo.
E' una deriva, soprattutto quella volta alla delegittimazione delle Istituzioni democratiche, che non conduce a nulla di positivo; si alimenta esclusivamente di pulsioni negative che non risolvono le questioni più urgenti della popolazione. Bisogna quindi contrastare questi atteggiamenti, purtroppo molto diffusi. Ma come possiamo rispondere a questa sfida? Cosa bisogna fare?
Credo che la scelta migliore sia rinnovare la politica concentrandosi sui principi e sui valori. Dobbiamo tornare al significato essenziale della politica, intesa come servizio ai cittadini.
In termini pratici, dobbiamo attuare politiche che siano efficaci, trasparenti, basate sulla competenza e capaci di inclusione.
Che ci sia bisogno di una politica che si faccia carico e che ricerchi le risposte lo dimostrano proprio le grandi emergenze sulle quali è oggi impegnato il WFP, da Ebola, al Sud Sudan, all'Irak e alla Siria sotto la minaccia dell'Isis. Purtroppo i paesi occidentali sembrano accorgersi di queste gravissime situazioni di crisi solo quando i loro effetti cominciano a lambire i loro confini nazionali. Neanche due anni fa mi trovavo per conto dell'UHHCR nel campo profughi di Zaatari, al confine fra Giordania e Siria. I racconti delle migliaia di rifugiati che arrivavano in quel centro descrivevano già allora con estrema chiarezza l'enorme tragedia umanitaria che si stava producendo in quel paese. Eppure si è scelto di aspettare, di non agire, di non occuparsene con l'impegno necessario. Oggi quel conflitto è diventato una minaccia globale, con gravissimi effetti destabilizzanti per l'intera regione e non solo.
La storia di Ebola non è molto diversa. Come sapete tutti, si tratta di una malattia presente da tempo in alcune paesi dell'Africa. Si è giunti alla situazione estremamente allarmante di oggi anche perché abbiamo assistito al progressivo indebolimento dei sistemi di ricerca, prevenzione e intervento sanitario nei paesi interessati dall'epidemia. Una conseguenza, questa, delle drastiche politiche di risanamento finanziario adottate in paesi in difficoltà, con tagli alla spesa pubblica e privatizzazione dei servizi. Ebola oggi è divenuta non solo un'emergenza sanitaria per tutti, ma una minaccia che mette in discussione la stabilità politica, economica e sociale della regione coinvolta. La comunità internazionale deve affrontare questa sfida con un approccio complessivo, in grado di incidere su tutti gli aspetti del fenomeno. Lasciatemi cogliere questa occasione per ringraziare tutti gli operatori - medici, infermieri, personale del settore logistico - impegnati in prima linea nell'affrontare sul terreno le emergenze. Sono loro l'espressione più alta di abnegazione e generosità.
Anche per il tema della sicurezza alimentare, un obiettivo ancora purtroppo lontano in molte aree del mondo, si impongono considerazioni di natura politica. E' chiaro che il cuore del problema non è semplicemente produrre più beni alimentari, ma far sì che nei paesi in difficoltà siano assicurate condizioni eque di accesso al cibo. Un risultato che non si può raggiungere senza garantire a tutti livelli di reddito e di istruzione adeguati per condurre una vita autonoma e dignitosa. Anche qui l'approccio non può che essere globale. Il tema della sicurezza alimentare mette infatti in discussione i nostri complessivi modelli di produzione e consumo, il nostro stile di vita. Lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali imposto da questi modelli, ad esempio, ha portato a conseguenze drammatiche: dai cambiamenti climatici, al dissesto idrogeologico, alla carenza di acqua potabile. Tutto questo rischia di mettere a dura prova la capacità degli ecosistemi di assicurare le risorse necessarie per la produzione alimentare e più in generale per garantire la qualità della vita delle persone. Ulteriore grave conseguenza di tutto ciò, è anche quella di accrescere le diseguaglianze tra parti ricche del mondo e zone più povere e tra coloro che avranno comunque garantito l'accesso ai beni e chi invece troverà ancora più difficoltà.
La Banca mondiale stima che da qui al 2050 l'effetto dei cambiamenti climatici, se non corretto, porterà ad una diminuzione di oltre il 25 per cento della produzione di cibo mondiale, con un conseguente aumento dei prezzi che penalizzerà ancora una volta le regioni del mondo più vulnerabili. Il recente rapporto del panel di esperti dell'ONU ha dimostrato che si può ancora intervenire efficacemente per contrastare il progressivo riscaldamento del pianeta. Ma lo si può fare solo sulla base di un'azione coordinata fra i maggiori paesi ad economia industriale.
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In conclusione, mi sento di esprimere soddisfazione per il sostegno che il mio paese assicura all'attività del WFP ospitandone la sede qui a Roma, insieme a quella di altre importanti organizzazioni internazionali. In questo quadro, la base di Brindisi rappresenta una speciale ragione di orgoglio. L'Italia è convinta del valore di ospitare e in gran parte finanziare questa importante base logistica per le operazioni di intervento umanitario. Brindisi è l'aeroporto della speranza: da lì partono infatti aerei con aiuti di prima necessità destinati alle popolazioni colpite da conflitti e disastri naturali.
Un impegno, quello dell'Italia, che trova rispondenza anche nell'aver voluto dedicare l'Esposizione Universale 2015 al tema "Nutrire il pianeta. Energia per la vita". L'Expo, infatti, non sarà solo un evento espositivo ma -mi auguro - costituirà un'eccezionale opportunità per un reale confronto politico sui temi dell'alimentazione e della sostenibilità ambientale.
Considerate le sfide che ci stanno davanti, per la politica e le istituzioni, nazionali ed internazionali, è giunto il tempo delle scelte: ora è il momento di assumere le proprie responsabilità e di passare finalmente all'azione.
Grazie.