Saluto della Presidente agli Stati Generali dell’Antimafia
Buongiorno a tutte e a tutti. Io sono molto felice di essere qui, di aver ricevuto l'invito di Contromafie, di Libera, di don Ciotti, di tutti voi, e mentre il dottor Caselli concludeva il suo intervento chiedendo ed esprimendo solidarietà a don Ciotti, io da qui vorrei ripartire, esprimendo tutta la mia solidarietà come Presidente della Camera a don Ciotti per le minacce ricevute da mafiosi, da Totò Riina e da personaggi terrificanti.
Partire da qui perché qualche giorno fa vedevo un titolo di un giornale: 'In questo momento Ciotti è l'uomo più a rischio d'Italia'. Allora io mi sono chiesta come mai don Luigi fosse così pericoloso: una persona che da anni si batte per la legalità, un sacerdote, il presidente di un'associazione di migliaia e migliaia (chiedevo prima quanti sono, neanche lui sa dare un numero preciso) di ragazze e ragazzi. Cosa c'è di pericoloso in questo? Perché siete voi così pericolosi? Perché don Ciotti è così pericoloso? E allora ho cercato di darmi delle risposte: date fastidio, siete considerati pericolosi, perché oltre a dire qualcosa che è assolutamente condivisibile, e anche abbastanza scontato - cioè che la Magistratura e le Forze dell'ordine devono essere messe in condizione di operare meglio e che devono avere tutti i mezzi necessari - voi dite qualcosa di più. Non vi limitate alla repressione, chiedete di più: voi osate chiedere un cambiamento della società, delle persone, degli individui. Dite alle persone che ognuno ha la propria responsabilità, che non basta puntare l'indice, ma bisogna cominciare dai propri comportamenti, bisogna mettere in atto ogni giorno quel cambiamento che ognuno vorrebbe vedere, con il proprio operato. Vi battete per un riscatto culturale e sociale, anche del Meridione, del sud Italia: una questione che non tratta più nessuno. Chi si occupa del Meridione d'Italia? La 'questione meridionale', come la si definiva un tempo, è completamente sparita dal dibattito pubblico, e voi invece la volete ricordare, con forza, ogni volta.
Inoltre dite un'altra cosa molto pericolosa: che per sconfiggere le mafie ci vogliono delle armi letali, cioè ci vogliono più scuole, ci vuole più lavoro, ci vogliono più diritti. Queste sono le vostre 'armi letali'. E invece dobbiamo fare i conti con la realtà, una realtà che ci porta la precarietà che è diventata stile di vita per intere generazioni. I ragazzi lavorano un mese, forse tre, poi chi lo sa, forse altri tre, e forse neanche quello. Una precarietà che viene innalzata a soluzione dei problemi. C'è mancanza di futuro, di prospettive. E tutto questo affligge milioni di persone. Ed è lì dove c'è maggiore dispersione scolastica, dove c'è più alto tasso di disoccupazione, è lì che i mafiosi continuano ad avere la meglio e a fare proseliti.
Voi dite poi un'altra cosa che vi rende pericolosi. Dite che le mafie prosperano dove c'è corruzione, dove gli appalti sono truccati, dove c'è denaro sporco, quello da riciclare. Anche questo vi rende molto pericolosi. E allora possiamo dire che la criminalità organizzata teme chi si batte per altre cose: teme chi si batte per la cultura, per il lavoro, per i diritti. Tutti coloro che fanno questo esercizio, tutti coloro che si espongono in nome della cultura, del lavoro e dei diritti, sono considerati inaccettabili dalla mafia.
Il principio di legalità deve essere una bussola per tutti, e sicuramente anche per la politica. E la politica deve farlo senza incertezze.
Il principio di legalità non vuol dire solo rispettare la Legge, ma va coniugato anche con il principio di uguaglianza, altrimenti si afferma un'idea della giustizia a senso unico. Tra le varie ragioni che mi hanno spinto a lasciare il lavoro che facevo prima, quello che mi ha portato a conoscere molti di voi che siete qui oggi, vi era anche questa attitudine che sentivo affermare con molta assertività: tolleranza zero. Era un 'mantra' che per anni è stato usato contro i migranti, contro i rifugiati, contro le persone più deboli. Però raramente la 'tolleranza zero' in questi anni l'abbiamo sentita invocare contro coloro che sfruttano i migranti, nell'edilizia o nei campi, o contro chi fa finta di non vedere quelle ragazzine di 15-16 anni per le nostre strade, che sono sotto gli occhi di tutti. Lì nessuna 'tolleranza zero', lì facciamo finta di niente.
Non è più possibile, ci dobbiamo mettere tutti in gioco. Perché se tutto questo viene considerato tollerabile, allora bisogna farsi una domanda: 'Io devo rimanere fuori a guardare, o ci devo mettere la faccia per un possibile cambiamento?'. Uno dei motivi per cui ho pensato che fosse giunto il momento di metterci la faccia, è stato proprio quando ai migranti veniva sempre riservato questo trattamento.
La mafia l'abbiamo conosciuta. E' capitato anche a me di vedere in Sicilia tanti migranti lavorare 12, anche 15 ore al giorno, con una paga miserabile. La mafia l'ho vista anche in tanti altri luoghi, a Rosarno per esempio, laddove in una giornata infausta più di 800 migranti furono costretti ad andare via perché lo Stato non riusciva più a difenderli; o a Casal di Principe,dove i migranti vengono portati all'alba sulla Domiziana, sulla strada, e poi guardati come se fossero animali, che vengono scelti se sono forti. L'abbiamo vista e continuiamo a vederla.
La mafia si radica lì, perché lì c'è l'ingiustizia più che altrove. Perché la mafia si nutre dell'ingiustizia, è su quel terreno che attecchisce di più. E allora dobbiamo dirci fino in fondo che se parliamo di mafia, parliamo del nostro Paese di oggi. E' la nostra realtà, oggi, quella della mafia. E' un Paese che è immerso in una crisi economica fortissima, e non si vede ancora una via d'uscita. Però sono cresciute le disuguaglianze, le ingiustizie. Quando ci sarà la ripresa? Su quali basi dovrà esserci la ripresa? E poi, siamo sicuri che dobbiamo parlare di ripresa? A me questa cosa della ripresa turba un po': dobbiamo cioè tornare a com'era prima per riprenderci? Dobbiamo ritornare a come eravamo, come se questa fosse una breve parentesi? Io penso di no, perché ci condanneremmo a rimanere sempre in un tunnel. Penso che noi riusciremo a rialzare la testa quando sapremo promuovere e proporre, quasi imporre, direi, un modello di sviluppo diverso, socialmente, economicamente, ecologicamente diverso. Un modello diverso, dunque, non il tornare a come eravamo. Un modello che valorizzi la dignità del lavoro, che non consideri la precarietà un valore, che capisca che l'innovazione e la conoscenza sono alla base dello sviluppo. Che punti a sradicare la corruzione, l'evasione fiscale, l'economia illegale. E' lì che ci sarà la ripresa, quando noi riusciremo a rilanciare un altro modello di Paese.
Negli anni passati già si diceva che lo Stato non doveva intervenire nell'economia, che l'economia doveva andare da sola; poi abbiamo visto come la finanza si è imposta sulla politica e anche sull'economia. Denaro che non genera lavoro, ma che genera altro denaro, senza regole. E quando non ci sono le regole, è lì che la mafia attecchisce, anche nella finanza, come abbiamo visto. Quel modello di sviluppo ha favorito la criminalità, la mafia, l'accumulo di patrimoni illegali. Per battere la mafia, dunque, non basta il lavoro straordinario dei magistrati, delle forze dell'ordine, a cui va tutto il nostro sostegno. Non basta. Serve che la società, tutti, ognuno di noi, l'economia, ma anche la politica, siano veramente impermeabili alla corruzione. Bisogna anche essere chiari su questo, e non agire con ipocrisia. Perché parlo di ipocrisia? Ricorderete che nel 2007, come esempio molto significativo, la Commissione parlamentare Antimafia, in vista delle elezioni amministrative che si sarebbero svolte di lì a poco, approvò un Codice di autoregolamentazione per i partiti, che si impegnavano a non candidare quelle persone che erano state destinatarie di atti dell'autorità giudiziaria per reati collegati all'attività mafiosa. Il consenso fu unanime: nessuno si oppose, nessuno votò contro. Ci si poteva aspettare, a quel punto, un comportamento coerente, e cioè che nessuno presentasse candidati che erano in quella condizione. E invece no: non furono pochi i partiti che smentirono, con le loro candidature, quello stesso codice che avevano votato.
Un mese fa la Commissione Antimafia, che è guidata dalla Presidente Rosy Bindi, ha approvato, sempre all'unanimità, un nuovo Codice di autoregolamentazione, che è più ampio del precedente, perché riguarda ogni tipo di consultazione elettorale, e anche la designazione negli Enti pubblici. Questo è sicuramente un buon passo in avanti, ma anche qui bisogna intensificare i controlli per verificare che nelle prossime elezioni (a breve avremo le amministrative e le regionali) questo impegno venga mantenuto dai partiti.
Io combatto ogni giorno con chi denigra il Parlamento, con chi, dal suo interno, cerca di metterlo alla berlina. Purtroppo sono tanti a fare questo esercizio, per ottenere facili consensi: 'cerchiamo di infangare il Parlamento, di delegittimarlo, così la gente ci applaude'. E' un meccanismo assolutamente perverso. Allora cerco di trasformare le proteste delle persone in riforme, perché quelle proteste sono più che giustificate, esistono perché in passato troppo non ha funzionato della politica. Cerco quindi di dare segnali di sobrietà, tagliando gli sprechi, riconsiderando retribuzioni troppo alte, e anche cercando di aprire la Camera dei deputati alla partecipazione dei cittadini, facendo un'azione di trasparenza. Stiamo cercando di farlo - e questo voglio dirlo anche a Daria Bonfietti - anche togliendo il segreto dai documenti delle Commissioni parlamentari d'inchiesta, e bisogna prendere atto che qualcosa si sta muovendo. Abbiamo ricevuto richieste di declassificazioni da parte della società civile: da Greenpeace, dai Verdi, dall'ANPI, da Articolo 21. Quelle richieste non sono cadute nel vuoto: l'ultima tranche di documenti declassificati è stata pubblicata sul sito della Camera pochi giorni fa. Parliamo di duemila pagine di documenti. Quindi stiamo cercando di dare dei segnali chiari anche in questo ambito. Abbiamo desecretato atti di diverse Commissioni: quella su Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, quella sul traffico illecito dei rifiuti, con la dichiarazione che fece Carmine Schiavone, e adesso siamo in attesa di avere dalle autorità di riferimento, dopo che ho mandato una lettera di interpello, l'ok per desecretare documenti del cosiddetto 'armadio della vergogna', cioè quell'armadio che conteneva i documenti delle stragi nazi-fasciste in Italia, dopo ben settanta anni.
Lo dico con tutte le energie di cui dispongo: dobbiamo saper prendere atto del cambiamento, perché una democrazia ha bisogno di istituzioni trasparenti e pulite. Il cambiamento che stiamo cercando di fare va in quella direzione, perché se passa l'idea che il Parlamento è un luogo maleodorante, un luogo da abbattere, cosa resta in questo nostro Paese?
E' una battaglia molto difficile: affermare il cambiamento che stiamo cercando di mettere in atto. E' come se le persone preferissero sentir dire che va tutto male, che nulla cambia. Per avere facili consensi nelle piazze sapete cosa potrei dire? Che mi hanno messo a capo di un'istituzione di fannulloni, di manigoldi. E la gente mi applaudirebbe, sarebbe contenta, a sentirsi dire questo. No. No, perché non è vero, perché ci sono tanti deputati e deputate in gamba, seri, che lavorano ma non sono noti. E 'no' perché fa male alla democrazia. Il mio compito oggi è di rinnovare la più alta istituzione democratica del Paese, renderla più trasparente, più sobria, più vicina ai cittadini, affinché i cittadini stessi possano apprezzarla e rispettarla, perché senza il Parlamento non avremmo la democrazia.
Non sto dicendo che la politica non abbia le sue pecche, le sue macchie, i suoi eccessi, anche perché io faccio questo lavoro da neanche due anni, ma proprio oggi che sono in questa posizione capisco fino in fondo il valore del Parlamento, e capisco quanto è colpevole chi ha fatto un uso strumentale della politica, chi l'ha infangata, chi non ha reso degne e dignitose le Istituzioni. Questo ha fatto malissimo al Paese, e adesso la strada è tutta in salita: bisogna abbattere la sfiducia, il disamore, il disincanto. Per questo adesso c'è bisogno di tanta convinzione, e che i partiti vadano fino in fondo. I partiti sono un corpo intermedio necessario per le democrazie, come lo sono i sindacati: sono democrazia. Ma per essere rispettati, per svolgere una funzione sociale, devono riconsiderare il loro ruolo, devono essere più aperti, devono essere più 'agorà', più luogo dove trovare le risposte ai problemi delle persone.
La politica deve andare fino in fondo nel fare pulizia, se vogliamo veramente risalire la china. Questo è essenziale, perché l'assetto democratico si basa su dei riferimenti chiari, che oggi in certi casi hanno perso quella considerazione necessaria, perché non hanno dato le risposte adeguate. Per questo dico che i partiti devono fare sul serio.
C'è un tema delicato: ancora oggi, deputati e senatori condannati per mafia o per corruzione ricevono il vitalizio. E' veramente incomprensibile come ciò sia possibile. Rispetto tutte le opinioni, e il mio ruolo è terzo. Ma la mia opinione personale è che tutto ciò sia inammissibile. Ho già parlato di questo in Ufficio di Presidenza e ho già chiesto ai deputati questori di fare un'istruttoria per vedere tutte le questioni, sia sotto i profili giuridici sia sotto i profili istituzionali.
La mia intenzione, come quella del Presidente Grasso, è di continuare in questa direzione, cioè, quanto prima, riportare all'attenzione dell'Ufficio di Presidenza - e questo va fatto congiuntamente tra Camera e Senato - il tema di togliere i vitalizi a quei deputati e a quei senatori condannati in via definitiva per mafia e per corruzione. L' impegno che mi prendo è di continuare a portare il tema all'ordine del giorno dell'Ufficio di Presidenza che, come voi sapete, ha la responsabilità di decidere in merito ad una proposta che viene fatta dalla Presidenza.
Ho sentito gli interventi di questa mattinata. Avete detto che dobbiamo entrare in una nuova fase di riforme, contro la criminalità organizzata, e lo avete detto in maniera molto chiara, alcuni con maggiori dettagli, altri solo per titoli. Ho preso qualche appunto. L'Agenzia nazionale per i beni confiscati va potenziata. Avete chiesto con forza di istituire per il 21 marzo la Giornata nazionale della Memoria e dell'Impegno. Avete anche chiesto di rafforzare tutte le norme contro la corruzione. Io condivido pienamente queste richieste, e mi auguro che possano essere quanto prima soddisfatte. Ho buoni motivi per essere ottimista, e mi auguro che al più presto noi potremo rispondere a queste vostre richieste.
In conclusione dico che a volte si sente parlare di competitività dell'Italia: come si fa a essere competitivi dal punto di vista economico, a partecipare alla sfida globale. Penso che noi prima di tutto dobbiamo fare i conti con questo: come facciamo a essere competitivi se abbiamo ancora a che fare con una criminalità organizzata che non si riesce a debellare, e se anzi continuiamo a esportarla all'estero?
Questo punto è essenziale. La prima vera, grande riforma di cui l'Italia ha bisogno per rialzare la testa è questa: sradicare la mafia e la corruzione. Da qui ripartirà anche la nostra economia. Non mi venite a dire che gli imprenditori non vengono in Italia a investire per tanti motivi di cui in questi giorni si sente parlare. Uno dei motivi fondamentali è proprio questo: una giustizia che ha tempi troppo lenti, una mafia che non indietreggia, oltre al fatto che abbiamo una burocrazia pesante, una tassazione forte, infrastrutture a volte non all'altezza, e la banda larga che non arriva in tutto il Paese. I motivi veri sono tanti, ma sicuramente quello della corruzione è uno dei motivi principali.
Ci vuole coraggio, e voi questo coraggio l'avete avuto. Qualche tempo fa ho incontrato Denise, la figlia di Lea Garofalo, che insieme a don Ciotti mi è venuta a trovare a Montecitorio. Ho visto quel coraggio in Denise, ho visto in lei quella forza che continuiamo a vedere anche nei volti di tante donne sindache, tante sindache calabresi e siciliane che ogni giorno sfidano la mafia.
Per quello che mi riguarda sono con voi in questa battaglia, perché questa è una battaglia di libertà, di democrazia, in nome della nostra bella Costituzione.
Saluto della Presidente agli Stati Generali dell’Antimafia
Buongiorno a tutte e a tutti. Io sono molto felice di essere qui, di aver ricevuto l'invito di Contromafie, di Libera, di don Ciotti, di tutti voi, e mentre il dottor Caselli concludeva il suo intervento chiedendo ed esprimendo solidarietà a don Ciotti, io da qui vorrei ripartire, esprimendo tutta la mia solidarietà come Presidente della Camera a don Ciotti per le minacce ricevute da mafiosi, da Totò Riina e da personaggi terrificanti.
Partire da qui perché qualche giorno fa vedevo un titolo di un giornale: 'In questo momento Ciotti è l'uomo più a rischio d'Italia'. Allora io mi sono chiesta come mai don Luigi fosse così pericoloso: una persona che da anni si batte per la legalità, un sacerdote, il presidente di un'associazione di migliaia e migliaia (chiedevo prima quanti sono, neanche lui sa dare un numero preciso) di ragazze e ragazzi. Cosa c'è di pericoloso in questo? Perché siete voi così pericolosi? Perché don Ciotti è così pericoloso? E allora ho cercato di darmi delle risposte: date fastidio, siete considerati pericolosi, perché oltre a dire qualcosa che è assolutamente condivisibile, e anche abbastanza scontato - cioè che la Magistratura e le Forze dell'ordine devono essere messe in condizione di operare meglio e che devono avere tutti i mezzi necessari - voi dite qualcosa di più. Non vi limitate alla repressione, chiedete di più: voi osate chiedere un cambiamento della società, delle persone, degli individui. Dite alle persone che ognuno ha la propria responsabilità, che non basta puntare l'indice, ma bisogna cominciare dai propri comportamenti, bisogna mettere in atto ogni giorno quel cambiamento che ognuno vorrebbe vedere, con il proprio operato. Vi battete per un riscatto culturale e sociale, anche del Meridione, del sud Italia: una questione che non tratta più nessuno. Chi si occupa del Meridione d'Italia? La 'questione meridionale', come la si definiva un tempo, è completamente sparita dal dibattito pubblico, e voi invece la volete ricordare, con forza, ogni volta.
Inoltre dite un'altra cosa molto pericolosa: che per sconfiggere le mafie ci vogliono delle armi letali, cioè ci vogliono più scuole, ci vuole più lavoro, ci vogliono più diritti. Queste sono le vostre 'armi letali'. E invece dobbiamo fare i conti con la realtà, una realtà che ci porta la precarietà che è diventata stile di vita per intere generazioni. I ragazzi lavorano un mese, forse tre, poi chi lo sa, forse altri tre, e forse neanche quello. Una precarietà che viene innalzata a soluzione dei problemi. C'è mancanza di futuro, di prospettive. E tutto questo affligge milioni di persone. Ed è lì dove c'è maggiore dispersione scolastica, dove c'è più alto tasso di disoccupazione, è lì che i mafiosi continuano ad avere la meglio e a fare proseliti.
Voi dite poi un'altra cosa che vi rende pericolosi. Dite che le mafie prosperano dove c'è corruzione, dove gli appalti sono truccati, dove c'è denaro sporco, quello da riciclare. Anche questo vi rende molto pericolosi. E allora possiamo dire che la criminalità organizzata teme chi si batte per altre cose: teme chi si batte per la cultura, per il lavoro, per i diritti. Tutti coloro che fanno questo esercizio, tutti coloro che si espongono in nome della cultura, del lavoro e dei diritti, sono considerati inaccettabili dalla mafia.
Il principio di legalità deve essere una bussola per tutti, e sicuramente anche per la politica. E la politica deve farlo senza incertezze.
Il principio di legalità non vuol dire solo rispettare la Legge, ma va coniugato anche con il principio di uguaglianza, altrimenti si afferma un'idea della giustizia a senso unico. Tra le varie ragioni che mi hanno spinto a lasciare il lavoro che facevo prima, quello che mi ha portato a conoscere molti di voi che siete qui oggi, vi era anche questa attitudine che sentivo affermare con molta assertività: tolleranza zero. Era un 'mantra' che per anni è stato usato contro i migranti, contro i rifugiati, contro le persone più deboli. Però raramente la 'tolleranza zero' in questi anni l'abbiamo sentita invocare contro coloro che sfruttano i migranti, nell'edilizia o nei campi, o contro chi fa finta di non vedere quelle ragazzine di 15-16 anni per le nostre strade, che sono sotto gli occhi di tutti. Lì nessuna 'tolleranza zero', lì facciamo finta di niente.
Non è più possibile, ci dobbiamo mettere tutti in gioco. Perché se tutto questo viene considerato tollerabile, allora bisogna farsi una domanda: 'Io devo rimanere fuori a guardare, o ci devo mettere la faccia per un possibile cambiamento?'. Uno dei motivi per cui ho pensato che fosse giunto il momento di metterci la faccia, è stato proprio quando ai migranti veniva sempre riservato questo trattamento.
La mafia l'abbiamo conosciuta. E' capitato anche a me di vedere in Sicilia tanti migranti lavorare 12, anche 15 ore al giorno, con una paga miserabile. La mafia l'ho vista anche in tanti altri luoghi, a Rosarno per esempio, laddove in una giornata infausta più di 800 migranti furono costretti ad andare via perché lo Stato non riusciva più a difenderli; o a Casal di Principe,dove i migranti vengono portati all'alba sulla Domiziana, sulla strada, e poi guardati come se fossero animali, che vengono scelti se sono forti. L'abbiamo vista e continuiamo a vederla.
La mafia si radica lì, perché lì c'è l'ingiustizia più che altrove. Perché la mafia si nutre dell'ingiustizia, è su quel terreno che attecchisce di più. E allora dobbiamo dirci fino in fondo che se parliamo di mafia, parliamo del nostro Paese di oggi. E' la nostra realtà, oggi, quella della mafia. E' un Paese che è immerso in una crisi economica fortissima, e non si vede ancora una via d'uscita. Però sono cresciute le disuguaglianze, le ingiustizie. Quando ci sarà la ripresa? Su quali basi dovrà esserci la ripresa? E poi, siamo sicuri che dobbiamo parlare di ripresa? A me questa cosa della ripresa turba un po': dobbiamo cioè tornare a com'era prima per riprenderci? Dobbiamo ritornare a come eravamo, come se questa fosse una breve parentesi? Io penso di no, perché ci condanneremmo a rimanere sempre in un tunnel. Penso che noi riusciremo a rialzare la testa quando sapremo promuovere e proporre, quasi imporre, direi, un modello di sviluppo diverso, socialmente, economicamente, ecologicamente diverso. Un modello diverso, dunque, non il tornare a come eravamo. Un modello che valorizzi la dignità del lavoro, che non consideri la precarietà un valore, che capisca che l'innovazione e la conoscenza sono alla base dello sviluppo. Che punti a sradicare la corruzione, l'evasione fiscale, l'economia illegale. E' lì che ci sarà la ripresa, quando noi riusciremo a rilanciare un altro modello di Paese.
Negli anni passati già si diceva che lo Stato non doveva intervenire nell'economia, che l'economia doveva andare da sola; poi abbiamo visto come la finanza si è imposta sulla politica e anche sull'economia. Denaro che non genera lavoro, ma che genera altro denaro, senza regole. E quando non ci sono le regole, è lì che la mafia attecchisce, anche nella finanza, come abbiamo visto. Quel modello di sviluppo ha favorito la criminalità, la mafia, l'accumulo di patrimoni illegali. Per battere la mafia, dunque, non basta il lavoro straordinario dei magistrati, delle forze dell'ordine, a cui va tutto il nostro sostegno. Non basta. Serve che la società, tutti, ognuno di noi, l'economia, ma anche la politica, siano veramente impermeabili alla corruzione. Bisogna anche essere chiari su questo, e non agire con ipocrisia. Perché parlo di ipocrisia? Ricorderete che nel 2007, come esempio molto significativo, la Commissione parlamentare Antimafia, in vista delle elezioni amministrative che si sarebbero svolte di lì a poco, approvò un Codice di autoregolamentazione per i partiti, che si impegnavano a non candidare quelle persone che erano state destinatarie di atti dell'autorità giudiziaria per reati collegati all'attività mafiosa. Il consenso fu unanime: nessuno si oppose, nessuno votò contro. Ci si poteva aspettare, a quel punto, un comportamento coerente, e cioè che nessuno presentasse candidati che erano in quella condizione. E invece no: non furono pochi i partiti che smentirono, con le loro candidature, quello stesso codice che avevano votato.
Un mese fa la Commissione Antimafia, che è guidata dalla Presidente Rosy Bindi, ha approvato, sempre all'unanimità, un nuovo Codice di autoregolamentazione, che è più ampio del precedente, perché riguarda ogni tipo di consultazione elettorale, e anche la designazione negli Enti pubblici. Questo è sicuramente un buon passo in avanti, ma anche qui bisogna intensificare i controlli per verificare che nelle prossime elezioni (a breve avremo le amministrative e le regionali) questo impegno venga mantenuto dai partiti.
Io combatto ogni giorno con chi denigra il Parlamento, con chi, dal suo interno, cerca di metterlo alla berlina. Purtroppo sono tanti a fare questo esercizio, per ottenere facili consensi: 'cerchiamo di infangare il Parlamento, di delegittimarlo, così la gente ci applaude'. E' un meccanismo assolutamente perverso. Allora cerco di trasformare le proteste delle persone in riforme, perché quelle proteste sono più che giustificate, esistono perché in passato troppo non ha funzionato della politica. Cerco quindi di dare segnali di sobrietà, tagliando gli sprechi, riconsiderando retribuzioni troppo alte, e anche cercando di aprire la Camera dei deputati alla partecipazione dei cittadini, facendo un'azione di trasparenza. Stiamo cercando di farlo - e questo voglio dirlo anche a Daria Bonfietti - anche togliendo il segreto dai documenti delle Commissioni parlamentari d'inchiesta, e bisogna prendere atto che qualcosa si sta muovendo. Abbiamo ricevuto richieste di declassificazioni da parte della società civile: da Greenpeace, dai Verdi, dall'ANPI, da Articolo 21. Quelle richieste non sono cadute nel vuoto: l'ultima tranche di documenti declassificati è stata pubblicata sul sito della Camera pochi giorni fa. Parliamo di duemila pagine di documenti. Quindi stiamo cercando di dare dei segnali chiari anche in questo ambito. Abbiamo desecretato atti di diverse Commissioni: quella su Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, quella sul traffico illecito dei rifiuti, con la dichiarazione che fece Carmine Schiavone, e adesso siamo in attesa di avere dalle autorità di riferimento, dopo che ho mandato una lettera di interpello, l'ok per desecretare documenti del cosiddetto 'armadio della vergogna', cioè quell'armadio che conteneva i documenti delle stragi nazi-fasciste in Italia, dopo ben settanta anni.
Lo dico con tutte le energie di cui dispongo: dobbiamo saper prendere atto del cambiamento, perché una democrazia ha bisogno di istituzioni trasparenti e pulite. Il cambiamento che stiamo cercando di fare va in quella direzione, perché se passa l'idea che il Parlamento è un luogo maleodorante, un luogo da abbattere, cosa resta in questo nostro Paese?
E' una battaglia molto difficile: affermare il cambiamento che stiamo cercando di mettere in atto. E' come se le persone preferissero sentir dire che va tutto male, che nulla cambia. Per avere facili consensi nelle piazze sapete cosa potrei dire? Che mi hanno messo a capo di un'istituzione di fannulloni, di manigoldi. E la gente mi applaudirebbe, sarebbe contenta, a sentirsi dire questo. No. No, perché non è vero, perché ci sono tanti deputati e deputate in gamba, seri, che lavorano ma non sono noti. E 'no' perché fa male alla democrazia. Il mio compito oggi è di rinnovare la più alta istituzione democratica del Paese, renderla più trasparente, più sobria, più vicina ai cittadini, affinché i cittadini stessi possano apprezzarla e rispettarla, perché senza il Parlamento non avremmo la democrazia.
Non sto dicendo che la politica non abbia le sue pecche, le sue macchie, i suoi eccessi, anche perché io faccio questo lavoro da neanche due anni, ma proprio oggi che sono in questa posizione capisco fino in fondo il valore del Parlamento, e capisco quanto è colpevole chi ha fatto un uso strumentale della politica, chi l'ha infangata, chi non ha reso degne e dignitose le Istituzioni. Questo ha fatto malissimo al Paese, e adesso la strada è tutta in salita: bisogna abbattere la sfiducia, il disamore, il disincanto. Per questo adesso c'è bisogno di tanta convinzione, e che i partiti vadano fino in fondo. I partiti sono un corpo intermedio necessario per le democrazie, come lo sono i sindacati: sono democrazia. Ma per essere rispettati, per svolgere una funzione sociale, devono riconsiderare il loro ruolo, devono essere più aperti, devono essere più 'agorà', più luogo dove trovare le risposte ai problemi delle persone.
La politica deve andare fino in fondo nel fare pulizia, se vogliamo veramente risalire la china. Questo è essenziale, perché l'assetto democratico si basa su dei riferimenti chiari, che oggi in certi casi hanno perso quella considerazione necessaria, perché non hanno dato le risposte adeguate. Per questo dico che i partiti devono fare sul serio.
C'è un tema delicato: ancora oggi, deputati e senatori condannati per mafia o per corruzione ricevono il vitalizio. E' veramente incomprensibile come ciò sia possibile. Rispetto tutte le opinioni, e il mio ruolo è terzo. Ma la mia opinione personale è che tutto ciò sia inammissibile. Ho già parlato di questo in Ufficio di Presidenza e ho già chiesto ai deputati questori di fare un'istruttoria per vedere tutte le questioni, sia sotto i profili giuridici sia sotto i profili istituzionali.
La mia intenzione, come quella del Presidente Grasso, è di continuare in questa direzione, cioè, quanto prima, riportare all'attenzione dell'Ufficio di Presidenza - e questo va fatto congiuntamente tra Camera e Senato - il tema di togliere i vitalizi a quei deputati e a quei senatori condannati in via definitiva per mafia e per corruzione. L' impegno che mi prendo è di continuare a portare il tema all'ordine del giorno dell'Ufficio di Presidenza che, come voi sapete, ha la responsabilità di decidere in merito ad una proposta che viene fatta dalla Presidenza.
Ho sentito gli interventi di questa mattinata. Avete detto che dobbiamo entrare in una nuova fase di riforme, contro la criminalità organizzata, e lo avete detto in maniera molto chiara, alcuni con maggiori dettagli, altri solo per titoli. Ho preso qualche appunto. L'Agenzia nazionale per i beni confiscati va potenziata. Avete chiesto con forza di istituire per il 21 marzo la Giornata nazionale della Memoria e dell'Impegno. Avete anche chiesto di rafforzare tutte le norme contro la corruzione. Io condivido pienamente queste richieste, e mi auguro che possano essere quanto prima soddisfatte. Ho buoni motivi per essere ottimista, e mi auguro che al più presto noi potremo rispondere a queste vostre richieste.
In conclusione dico che a volte si sente parlare di competitività dell'Italia: come si fa a essere competitivi dal punto di vista economico, a partecipare alla sfida globale. Penso che noi prima di tutto dobbiamo fare i conti con questo: come facciamo a essere competitivi se abbiamo ancora a che fare con una criminalità organizzata che non si riesce a debellare, e se anzi continuiamo a esportarla all'estero?
Questo punto è essenziale. La prima vera, grande riforma di cui l'Italia ha bisogno per rialzare la testa è questa: sradicare la mafia e la corruzione. Da qui ripartirà anche la nostra economia. Non mi venite a dire che gli imprenditori non vengono in Italia a investire per tanti motivi di cui in questi giorni si sente parlare. Uno dei motivi fondamentali è proprio questo: una giustizia che ha tempi troppo lenti, una mafia che non indietreggia, oltre al fatto che abbiamo una burocrazia pesante, una tassazione forte, infrastrutture a volte non all'altezza, e la banda larga che non arriva in tutto il Paese. I motivi veri sono tanti, ma sicuramente quello della corruzione è uno dei motivi principali.
Ci vuole coraggio, e voi questo coraggio l'avete avuto. Qualche tempo fa ho incontrato Denise, la figlia di Lea Garofalo, che insieme a don Ciotti mi è venuta a trovare a Montecitorio. Ho visto quel coraggio in Denise, ho visto in lei quella forza che continuiamo a vedere anche nei volti di tante donne sindache, tante sindache calabresi e siciliane che ogni giorno sfidano la mafia.
Per quello che mi riguarda sono con voi in questa battaglia, perché questa è una battaglia di libertà, di democrazia, in nome della nostra bella Costituzione.
Vi ringrazio.