18/11/2014
Montecitorio, Sala Aldo Moro

Partecipazione alla presentazione del nuovo Report sulla violenza contro le donne e gli stereotipi di genere dal titolo 'Rosa Shocking. Violenza, stereotipi… e altre questioni del genere'

Buongiorno. Innanzitutto mi scuso con voi per non essere stata qui sin dall'inizio, ma purtroppo spesso accadono degli imprevisti. Però ci tenevo veramente tanto ad esserci, principalmente per ringraziarvi per quello che fa Intervita, con WeWorld, e Marco Chiesara per l'impegno che sta mettendo su questo tema. Vi devo ringraziare perché già dall'anno scorso avete lavorato con una modalità molto intelligente, mirata, che fa riflettere, che arriva anche laddove non c'è l'indignazione morale, etica.

L'anno scorso appunto parlavate della violenza di genere e l'avete fatto in un modo che coinvolge anche l'economia. Avete cioè fatto riflettere anche i soggetti più riluttanti sul fatto che non solo la violenza sulle donne è qualcosa di eticamente inaccettabile, ma avete dato un elemento in più: è anche economicamente non conveniente, perché - come si diceva nella ricerca - la violenza sulle donne ci costa 17 miliardi di euro l'anno. E ci costa questa cifra, come si evinceva bene dalla ricerca, in svariati ambiti: la donna che subisce violenza è una donna che ha bisogno di cure mediche, di cure psicologiche, è una donna che avrà bisogno dell'assistenza legale, che non andrà nel posto di lavoro (quando torna: e purtroppo sappiamo che non accade spesso), che avrà un danno nella sua integrità.

Tutto questo lo scorso anno ci aveva portato a fare una riflessione che in qualche modo ha abbattuto quella resistenza, quel punching ball, che taluni mettono quando si parla di questi argomenti. Ed era stata anche molto intelligente l'iniziativa di coinvolgere gli uomini: "servono altri uomini", a dire che se c'è questo problema, oggi, ancora oggi, è perché comunque gli uomini non sono stati coinvolti abbastanza. Mi fa piacere vederne diversi a questo tavolo, ma il problema della violenza sulle donne è un problema degli uomini, e noi non possiamo pensare di risolvere questa falla, questa piaga della società, senza coinvolgere direttamente gli uomini, coloro che sono i soggetti problematici da cui scaturisce una violenza che danneggia le donne.

Oggi queste due ricerche ci raccontano, a mio avviso, un'Italia che tutti noi sappiamo bene esistere. Un'Italia che non vuole allontanarsi da uno stereotipo, e che anzi trova in quello stereotipo quasi una propria connotazione. Qualche tempo fa mi ritrovai a dire che la pubblicità riproduceva un modello di donna sorpassato, stereotipato: o una donna silenziosa e seminuda, o una donna che serve a tavola, che principalmente viene riprodotta in questa funzione. Questo sollevò tantissime polemiche, che non avrei mai sospettato. Purtroppo anche quanto ci ha dimostrato questa ricerca va oltre (purtroppo, perché avrei preferito essermi sbagliata) quello che io dissi qualche tempo fa. Conferma un sistema agghiacciante, per il quale oggi le nostre imprese vogliono investire tanto danaro (parliamo di circa 66 milioni al mese) in spot che riproducono un'immagine falsata della donna. Preferiscono quindi tirarsi fuori dall'evoluzione della nostra società. Perché un'impresa può pagare, può partecipare attivamente allo sviluppo di una società; ma può anche non farlo, e seguire il vecchio stereotipo, e quindi rallentare un processo di sviluppo di quella società.

Dai dati che Guastini ci ha mostrato, sembrerebbe che le nostre aziende siano innamorate di quello stereotipo, legate ad esso. E perché? Perché quello fa vendere. E dall'altro lato il sondaggio ci dice che gli italiani trovano normale (circa sei persone su dieci) sfruttare il corpo della donna in pubblicità.

Qui c'è qualcosa che non va, come diceva Pagnoncelli. Sono dati che fanno riflettere, e tutti noi siamo chiamati a mettere in atto delle misure per contrastare questo fenomeno. Penso che bisogna cominciare dalle scuole. La lezione di 'rispetto di genere' è forse qualcosa che comincia ad essere necessario, per crescere delle ragazze e dei ragazzi consapevoli. Perché di fatto noi ci troviamo di fronte a cittadini che ritengono normale quello che hanno sempre visto, e non si fanno domande sul fatto che forse normale non è, perché lo hanno sempre visto. Quello che invece a me risulta chiaro è che le pubblicità che le grandi multinazionali fanno in Italia non le fanno in altri Paesi. E ci sarà un motivo, se da noi fanno quelle pubblicità che Guastini ci ha mostrato, mentre in Inghilterra, in Svezia, negli Stati Uniti, le stesse aziende fanno altre pubblicità.

Questi sondaggi, queste analisi, ci servono perché ci danno la dimensione di quanto c'è da fare. Non possiamo considerare che queste non siano cose importanti. Non è mai tempo, nel nostro Paese. E invece il tempo è scaduto. E allora sì, dobbiamo parlare di dignità della donna, di giusta rappresentanza, e anche di un linguaggio che ci restituisca questa nostra dignità. Perché non è una mia fissazione, come non lo è quella della pubblicità. Penso anzi che sia mio dovere mettere l'attenzione su questo: il linguaggio che non restituisce anche il ruolo è un linguaggio che fa resistenza a capire che le donne oggi possano avere anche dei ruoli apicali, di vertice, istituzionali. Io insisto su questo, perché se non restituiamo neanche il linguaggio alla donna, vuol dire che la donna è come una meteora, che passerà. E' come se non dovessimo aggiustare il linguaggio a favore della donna. L'Accademia della Crusca ci dà anche tutti gli strumenti per adottare questo sistema: non esiste una funzione che non possa essere declinata al femminile. E lo dice l'Accademia della Crusca, che ha persino preparato una guida.

Eppure tutto questo, ad oggi, viene considerato come non importante; sarebbero altri i temi. Però - sempre per smentire la vulgata - tempo fa ho partecipato a una trasmissione radiofonica, 'Radio Anch'io', tutta dedicata alla questione del linguaggio, incluso il linguaggio di genere. Sono andata in diretta, perché su certi temi bisogna esserci sempre. Sono arrivati tantissimi messaggi, e il conduttore ci ha poi fatto sapere che era il numero più alto di SMS e di e-mail di tutta la stagione. Il loro tenore evidenziava uno spartiacque: una parte diceva: ' Non vi occupate di queste stupidaggini, queste non sono cose importanti, i temi sono altri', e giù ad aggredire chi invece si spendeva su questo. Un'altra parte si meravigliava del livello di arretratezza del nostro Paese, di come fosse possibile che ancora certi temi dovessero essere trattati in questo modo. L'attenzione su questo tema evidentemente c'era, se si è raggiunto il più alto numero di SMS e di e-mail. Il problema allora è che su questi temi c'è ancora un'ideologia, come se tenerli al palo facesse bene al Paese. Io spero che, su questo e su altri temi, si esca fuori da questa "griglia". Non può essere né di destra né di sinistra il fatto che la donna debba essere relegata o comunque non considerata come tale. Perché fino a che noi non usciamo da questa griglia, in qualche modo avalliamo l'idea di un Paese che in certi ambiti non riesce ad andare avanti.

Credo che queste ricerche siano utili e facciano da campanello d'allarme. Invito quindi tutti voi a continuare in questo impegno, e ringrazio ancora una volta Intervita perché ci dà gli strumenti più dettagliati, a volte scientifici, per poter continuare, anche nelle Istituzioni, il nostro impegno.

Grazie.