Camera dei deputati, Aula del Palazzo dei Gruppi parlamentari
Saluto in apertura dell'Internet Governance Forum Italia 2014, promosso dall'ONU
Buongiorno a tutti; saluto la Ministra Madia, il Professor Rodotà, i relatori e tutti i partecipanti. Il sottosegretario Giacomelli ci raggiungerà a breve essendo impegnato con i lavori parlamentari. Sono davvero lieta di ospitare qui alla Camera questa edizione dell'Internet Governance Forum Italia 2014: si tratta di un'importante occasione per confrontarci sull'assetto attuale e futuro della Internet Governance nonché sulla delicata e complessa questione dei diritti in rete. Vorrei in particolare soffermarmi su questo secondo tema, quello cioè dei diritti in Internet, tornato di grande attualità nel dibattito internazionale (anche il presidente Obama recentemente si è pronunciato sulla net-neutrality), e a cui qui alla Camera dei deputati abbiamo voluto dedicarci, istituendo, per la prima volta in assoluto, una Commissione ad hoc.
E' una novità, perché mai era stata pensata una Commissione che si occupasse dei diritti di Internet, ed è stata una decisione che ha voluto mettere insieme parlamentari (uno per Gruppo) ed esperti non parlamentari che in qualche modo dovevano essere coinvolti, se volevamo dare a questa Commissione un valore di confronto reale tra posizioni e sensibilità anche diverse. Altrimenti avremmo fatto una cosa 'piatta' e molto poco utile rispetto alla ricchezza dell'argomento.
Questa Commissione ha varato una bozza di Dichiarazione dei diritti in Internet. Si tratta di una dichiarazione di principi, non di una legge, che parte da un presupposto: abbiamo voluto focalizzarci sul fatto che la libertà, l'uguaglianza, la dignità e la diversità siano tutti punti che debbano essere garantiti anche in rete. Abbiamo voluto rilanciarli attraverso il rispetto di alcuni principi fondamentali, e li abbiamo riproposti nel dibattito: il diritto di accesso alla rete, la sua neutralità, la tutela dei dati personali, dell'identità, dell'inviolabilità dei dati stessi, il diritto all'anonimato come all'oblio, le garanzie sulle piattaforme ma anche l'educazione ad Internet e la sicurezza.
L'idea di giungere alla elaborazione di una Carta dei diritti, e quindi alla costituzione di una commissione di studio, nasce dalla consapevolezza che considerare Internet uno dei vari media è non solo riduttivo ma anche improprio.
Internet è molto di più: è una dimensione essenziale per il presente e il futuro delle nostre società, è diventata in poco tempo un immenso spazio di libertà, di crescita, di scambio e di conoscenza. Una dimensione che offre opportunità straordinarie anche per lo sviluppo della democrazia, ovunque nel mondo. Non a caso, infatti, la rete è fatta oggetto di severa censura da parte di tutti i regimi che vogliono bloccare le istanze di democrazia, di apertura e di sviluppo provenienti dai cittadini.
Anche per la mia storia passata sento di potermi iscrivere tra i più convinti sostenitori della rete, della sua libertà, delle sue innumerevoli potenzialità.
Ho imparato l'importanza della rete infatti anche durante la mia attività presso le Agenzie delle Nazioni Unite; ho lavorato molti anni nei luoghi più difficili e più remoti del pianeta. Quando si arrivava nei campi profughi, magari lontani centinaia di chilometri dalla strada asfaltata, quello che i rifugiati chiedevano erano sicuramente viveri e altri beni essenziali. Ma i giovani rifugiati chiedevano anche Internet, per uscire da quell'immenso recinto in cui erano nati e vivevano. Non potevano farlo che con Internet: era, per loro, la possibilità di conoscere i loro paesi d'origine (che non avevano mai visto e in cui non erano mai andati), saperne di più sulla terra dei loro padri e delle loro madri, ma era anche un modo per andare avanti, per studiare. E-learning: è qualcosa che fa la differenza, in un campo profughi.
Sempre nella mia esperienza precedente, ho potuto vedere come i regimi si accaniscono sulla rete, ma ho visto anche come la rete può dare una possibilità che null'altro può dare a milioni di persone.
La rete può tuttavia essere anche luogo di crescenti ingiustizie e disuguaglianze, dove i diritti delle persone si scontrano spesso con i grandi poteri politici ed economici. Basti pensare alla smisurata influenza esercitata dai giganti della comunicazione, i cosiddetti 'Over the Top' e non solo.
Si pone quindi un problema di regolamentazione, in quanto è evidente che la mancanza di principi, ovvero la presenza di regole dettate dagli Stati autoritari o da potenti soggetti economici, lungi dal garantire una rete libera, favorisce al contrario il prevalere degli interessi dei più forti, se non addirittura abusi derivanti dalle loro posizioni di predominio. Ogni persona ha diritto di vedere garantita la libertà on line e per questo servono dei principi, che siano applicabili alla dimensione universale e sovranazionale della rete.
Sono quindi molto orgogliosa del lavoro che è stato fatto qui alla Camera e dell'apporto che la Commissione ha offerto a questo dibattito, indicando una direzione per possibili sviluppi normativi a tutti i livelli, da quello legislativo interno ai trattati internazionali. Le molteplici questioni connesse all'accesso alla rete e al suo utilizzo travalicano, infatti, la dimensione strettamente nazionale.
Ritengo - e il professor Rodotà potrà confermarlo - che sia stata un'ottima idea quella di istituire un organo a composizione mista, parlamentari ed esperti esterni, mettendo allo stesso tavolo più sensibilità e diverse visioni - politiche e tecniche - che sono confluite nella bozza di Dichiarazione che lo scorso 27 ottobre è stata aperta alla consultazione pubblica.
Desidero quindi ringraziare il professor Rodotà che ha svolto un preziosissimo lavoro di impulso, raccordo e sintesi tra le diverse anime che hanno ispirato i lavori di questa Commissione, molto differenti tra di loro per approccio, metodologia di lavoro, formazione. Senza il suo contributo, fatto di esperienza, competenza ed autorevolezza, non sarebbe stato possibile giungere in tempi così brevi alla redazione di questo testo. Devo anche dire che tutti i componenti di questa Commissione, sin dall'inizio, hanno lavorato con l'intento di trovare quella sintesi, non di dividersi, di accettare la sfida e trovare quel terreno comune. Di questo ringrazio tutti i componenti della Commissione.
I suggerimenti che arriveranno dagli altri Parlamenti, a cui abbiamo già sottoposto il testo della dichiarazione, insieme a quelli che i cittadini proporranno attraverso la consultazione pubblica completeranno il lavoro messo a punto dalla Commissione. Colgo pertanto l'occasione per invitare tutti i partecipanti a questo incontro a promuovere in ogni forma la massima partecipazione alla suddetta consultazione. Mi auguro che si possa arrivare ad una vasta condivisione: siamo qui per recepire anche le critiche, le obiezioni, perché un buon documento nasce proprio dal confronto di posizioni diverse.
La giornata odierna rappresenta quindi una tappa fondamentale di questo cammino, per arrivare a novembre del prossimo anno all'atteso appuntamento dell'Internet Governance Forum 2015 del Brasile, in cui nel lontano 2007 proprio il Governo italiano lanciò la proposta di un Internet Bill of Rights. Quella volta il progetto non decollò, ma bisogna essere perseveranti nella vita, e mi auguro che invece questa volta riusciremo nell'intento.
Il mio auspicio è che, a percorso ultimato, la Dichiarazione diventi una mozione condivisa da tutti i gruppi parlamentari che impegni il Governo a portare questi principi in Europa e anche, possibilmente, nella sede delle Nazioni Unite.
Saluto in apertura dell'Internet Governance Forum Italia 2014, promosso dall'ONU
Buongiorno a tutti; saluto la Ministra Madia, il Professor Rodotà, i relatori e tutti i partecipanti. Il sottosegretario Giacomelli ci raggiungerà a breve essendo impegnato con i lavori parlamentari. Sono davvero lieta di ospitare qui alla Camera questa edizione dell'Internet Governance Forum Italia 2014: si tratta di un'importante occasione per confrontarci sull'assetto attuale e futuro della Internet Governance nonché sulla delicata e complessa questione dei diritti in rete. Vorrei in particolare soffermarmi su questo secondo tema, quello cioè dei diritti in Internet, tornato di grande attualità nel dibattito internazionale (anche il presidente Obama recentemente si è pronunciato sulla net-neutrality), e a cui qui alla Camera dei deputati abbiamo voluto dedicarci, istituendo, per la prima volta in assoluto, una Commissione ad hoc.
E' una novità, perché mai era stata pensata una Commissione che si occupasse dei diritti di Internet, ed è stata una decisione che ha voluto mettere insieme parlamentari (uno per Gruppo) ed esperti non parlamentari che in qualche modo dovevano essere coinvolti, se volevamo dare a questa Commissione un valore di confronto reale tra posizioni e sensibilità anche diverse. Altrimenti avremmo fatto una cosa 'piatta' e molto poco utile rispetto alla ricchezza dell'argomento.
Questa Commissione ha varato una bozza di Dichiarazione dei diritti in Internet. Si tratta di una dichiarazione di principi, non di una legge, che parte da un presupposto: abbiamo voluto focalizzarci sul fatto che la libertà, l'uguaglianza, la dignità e la diversità siano tutti punti che debbano essere garantiti anche in rete. Abbiamo voluto rilanciarli attraverso il rispetto di alcuni principi fondamentali, e li abbiamo riproposti nel dibattito: il diritto di accesso alla rete, la sua neutralità, la tutela dei dati personali, dell'identità, dell'inviolabilità dei dati stessi, il diritto all'anonimato come all'oblio, le garanzie sulle piattaforme ma anche l'educazione ad Internet e la sicurezza.
L'idea di giungere alla elaborazione di una Carta dei diritti, e quindi alla costituzione di una commissione di studio, nasce dalla consapevolezza che considerare Internet uno dei vari media è non solo riduttivo ma anche improprio.
Internet è molto di più: è una dimensione essenziale per il presente e il futuro delle nostre società, è diventata in poco tempo un immenso spazio di libertà, di crescita, di scambio e di conoscenza. Una dimensione che offre opportunità straordinarie anche per lo sviluppo della democrazia, ovunque nel mondo. Non a caso, infatti, la rete è fatta oggetto di severa censura da parte di tutti i regimi che vogliono bloccare le istanze di democrazia, di apertura e di sviluppo provenienti dai cittadini.
Anche per la mia storia passata sento di potermi iscrivere tra i più convinti sostenitori della rete, della sua libertà, delle sue innumerevoli potenzialità.
Ho imparato l'importanza della rete infatti anche durante la mia attività presso le Agenzie delle Nazioni Unite; ho lavorato molti anni nei luoghi più difficili e più remoti del pianeta. Quando si arrivava nei campi profughi, magari lontani centinaia di chilometri dalla strada asfaltata, quello che i rifugiati chiedevano erano sicuramente viveri e altri beni essenziali. Ma i giovani rifugiati chiedevano anche Internet, per uscire da quell'immenso recinto in cui erano nati e vivevano. Non potevano farlo che con Internet: era, per loro, la possibilità di conoscere i loro paesi d'origine (che non avevano mai visto e in cui non erano mai andati), saperne di più sulla terra dei loro padri e delle loro madri, ma era anche un modo per andare avanti, per studiare. E-learning: è qualcosa che fa la differenza, in un campo profughi.
Sempre nella mia esperienza precedente, ho potuto vedere come i regimi si accaniscono sulla rete, ma ho visto anche come la rete può dare una possibilità che null'altro può dare a milioni di persone.
La rete può tuttavia essere anche luogo di crescenti ingiustizie e disuguaglianze, dove i diritti delle persone si scontrano spesso con i grandi poteri politici ed economici. Basti pensare alla smisurata influenza esercitata dai giganti della comunicazione, i cosiddetti 'Over the Top' e non solo.
Si pone quindi un problema di regolamentazione, in quanto è evidente che la mancanza di principi, ovvero la presenza di regole dettate dagli Stati autoritari o da potenti soggetti economici, lungi dal garantire una rete libera, favorisce al contrario il prevalere degli interessi dei più forti, se non addirittura abusi derivanti dalle loro posizioni di predominio. Ogni persona ha diritto di vedere garantita la libertà on line e per questo servono dei principi, che siano applicabili alla dimensione universale e sovranazionale della rete.
Sono quindi molto orgogliosa del lavoro che è stato fatto qui alla Camera e dell'apporto che la Commissione ha offerto a questo dibattito, indicando una direzione per possibili sviluppi normativi a tutti i livelli, da quello legislativo interno ai trattati internazionali. Le molteplici questioni connesse all'accesso alla rete e al suo utilizzo travalicano, infatti, la dimensione strettamente nazionale.
Ritengo - e il professor Rodotà potrà confermarlo - che sia stata un'ottima idea quella di istituire un organo a composizione mista, parlamentari ed esperti esterni, mettendo allo stesso tavolo più sensibilità e diverse visioni - politiche e tecniche - che sono confluite nella bozza di Dichiarazione che lo scorso 27 ottobre è stata aperta alla consultazione pubblica.
Desidero quindi ringraziare il professor Rodotà che ha svolto un preziosissimo lavoro di impulso, raccordo e sintesi tra le diverse anime che hanno ispirato i lavori di questa Commissione, molto differenti tra di loro per approccio, metodologia di lavoro, formazione. Senza il suo contributo, fatto di esperienza, competenza ed autorevolezza, non sarebbe stato possibile giungere in tempi così brevi alla redazione di questo testo. Devo anche dire che tutti i componenti di questa Commissione, sin dall'inizio, hanno lavorato con l'intento di trovare quella sintesi, non di dividersi, di accettare la sfida e trovare quel terreno comune. Di questo ringrazio tutti i componenti della Commissione.
I suggerimenti che arriveranno dagli altri Parlamenti, a cui abbiamo già sottoposto il testo della dichiarazione, insieme a quelli che i cittadini proporranno attraverso la consultazione pubblica completeranno il lavoro messo a punto dalla Commissione. Colgo pertanto l'occasione per invitare tutti i partecipanti a questo incontro a promuovere in ogni forma la massima partecipazione alla suddetta consultazione. Mi auguro che si possa arrivare ad una vasta condivisione: siamo qui per recepire anche le critiche, le obiezioni, perché un buon documento nasce proprio dal confronto di posizioni diverse.
La giornata odierna rappresenta quindi una tappa fondamentale di questo cammino, per arrivare a novembre del prossimo anno all'atteso appuntamento dell'Internet Governance Forum 2015 del Brasile, in cui nel lontano 2007 proprio il Governo italiano lanciò la proposta di un Internet Bill of Rights. Quella volta il progetto non decollò, ma bisogna essere perseveranti nella vita, e mi auguro che invece questa volta riusciremo nell'intento.
Il mio auspicio è che, a percorso ultimato, la Dichiarazione diventi una mozione condivisa da tutti i gruppi parlamentari che impegni il Governo a portare questi principi in Europa e anche, possibilmente, nella sede delle Nazioni Unite.
Auguro quindi a Voi tutti buon lavoro.