11/11/2015
Firenze

Intervento della Presidente in occasione della 'Giornata di Consapevolezza Europea', organizzata dal CESUE e dalla Città di Firenze

Autorità, signore e signori, sono felice di essere qui oggi e ringrazio le studentesse e gli studenti, le insegnanti e gli insegnanti, per essere qui, nonché il professor Roberto Castaldi ed il CESUE per avermi invitata ad intervenire. Oggi di consapevolezza ce n'è ben poca, soprattutto di consapevolezza di cosa sia l'Europa. Invece è essenziale.

Vorrei rivolgermi innanzitutto ai ragazzi che sono con noi oggi. Vorrei che vi uniste a me in uno sforzo d'immaginazione. Supponiamo che alcuni di voi vogliano completare gli studi in Svezia, oppure perfezionare l'inglese in Gran Bretagna o passare l'estate in Spagna a lavorare ed imparare la lingua. Tutto questo oggi è possibile, appare facile e semplice, senza bisogno di procedure particolari. Immaginate invece, per poter andare in questi Paesi, di dover richiedere il passaporto o di dover controllare che non sia scaduto. Di dover far domanda per un visto. Di vedervelo magari rifiutato, perché non potete dimostrare di avere i mezzi per sostenervi. Immaginate di sentirvi chiedere somme esorbitanti per poter seguire un corso universitario in quanto stranieri, in quanto cittadini di un altro Paese europeo che pagano una tariffa diversa. Se invece vorreste fare un'esperienza di lavoro, vi potrebbero rispondere: "No, perché non siete di questo Paese".

Tutto ciò si verificherebbe se, prima che nasceste, non fosse stata istituita l'Unione europea. Senza di essa, non potreste circolare liberamente in Europa, non potreste cercare lavoro e non potreste seguire corsi universitari alle stesse identiche condizioni dei cittadini dei Paesi dove vi stabilite. Non potreste utilizzare la stessa moneta in diciannove Stati diversi. Ai miei tempi, bisognava cambiare la valuta ogni volta che si andava in un altro Stato europeo. Senza l'UE i nostri agricoltori non potrebbero beneficiare dei fondi europei che sostengono le coltivazioni tradizionali e la cura del paesaggio che ne consegue. Molti borghi, inclusi molti borghi toscani, non sarebbero così curati. Nelle nostre città - anche qui a Firenze - i livelli d'inquinamento non sarebbero sotto controllo. Nessuno potrebbe usufruire del cosiddetto 'diritto all'oblio' su Internet, sancito dalla Corte di Giustizia europea l'anno scorso, che permette di chiedere ai motori di ricerca di cancellare le informazioni false o non più pertinenti che riguardano gli utenti. Immaginate di essere accusati di un furto e di essere scagionati, ma che sui motori di ricerca ancora compaia questa notizia. Un datore di lavoro potrebbe non assumervi. Con questo diritto, ciò non può accadere.

La lista di politiche europee che hanno un impatto tangibile, concreto e, soprattutto, positivo sulle nostre vite sarebbe ancora lunga...potremmo parlarne per tutta la mattinata! Quelli che chiamiamo 'burocrati' sono persone che si sono impegnate, insieme ai politici, per raggiungere un traguardo storico, vivere in pace ed in sicurezza per settant'anni. E' un grande privilegio e ve lo dice qualcuno che per venticinque anni ha lavorato in contesti di guerra. E questo privilegio ci è stato dato dall'Unione europea.

Io non vengo qui, però, a dirvi che va tutto bene, che non ci sono problemi. Non mi meraviglio del fatto che non siete innamorati di quest'Europa, perché l'Europa che voi conoscete non è quella di cui ci siamo innamorati noi ed i vostri genitori. Quest'Europa, di fronte ad una crisi economica e finanziaria devastante, ha imposto politiche di austerità, obbligando gli Stati a tagliare le spese sociali, senza valutarne l'impatto sui cittadini. Questo ha pesato molto in questo Paese ed in altri, tra cui uno Stato che conosco molto bene, la Grecia. In Grecia le persone sono scivolate nella povertà, perdendo la speranza di poter mantenere dignitosamente i propri figli. Sono aumentati del 300% i tassi di abbandono dei bambini negli orfanotrofi. Tutto ciò causa una crisi della politica, che non ha saputo dare le risposte giuste. Nonostante gli impegni solenni sanciti anni fa su questi temi, milioni di giovani europei faticano ancora a trovare un impiego a causa della crisi economica. Nel nostro Paese il 40% dei giovani è disoccupato. Non è sorprendente che siano disillusi. Anche milioni di donne sono state espulse dal mercato del lavoro.

Ma l'Europa, al di là della crisi economica, è stata all'altezza delle ulteriori sfide globali che minacciano tutti noi? La risposta, per ora, è: solo in parte. Perché dico questo? Perché ritengo che possiamo ambire a qualcosa di più. Dobbiamo rinnovare l'Europa, o chi vuole disgregarla avrà la meglio! Dobbiamo trasformare quest'Europa in qualcosa che possa dare risposte alle sfide globali.

Quali sono queste sfide? Viviamo in un'area piena d'instabilità. Nei Paesi vicini - la Libia, la Siria, l'Ucraina - è scoppiato il caos e migliaia di persone sono state uccise, ma l'Europa non ha saputo agire. La Cina, l'India, gli altri Paesi emergenti crescono, consumano ed esportano, ed i singoli Stati europei - l'Italia, la Francia, la Germania - si fanno la concorrenza tra di loro, pensando di poter competere con questi giganti. Eppure c'è qualcuno che va vendendo la chiusura dei nostri confini come la soluzione ai nostri mali!

Sui flussi migratori e dei rifugiati, uno dei grandi temi dei prossimi decenni, l'Europa si è nuovamente divisa. Purtroppo ci sono dei Paesi europei, quelli dell'Est, che non vogliono prendere atto del fatto che questa sfida vada affrontata tutti insieme. Fa male vedere Stati da cui sono fuggiti milioni di rifugiati alzare muri di filo spinato. I muri non hanno mai risolto problemi, semmai li hanno creati. E la Germania questo lo sa.

Ma chi sono queste persone? Chi chiede asilo? Noi italiani per anni abbiamo salvato migliaia di persone senza chiedere il passaporto, perché un essere umano è un essere umano! Sulle nostre coste sono arrivate negli ultimi anni migliaia di persone, molte delle quali hanno chiesto asilo, protezione. Quando noi, i greci, i maltesi chiedevamo aiuto all'Europa, ci rispondevano: "E' un problema vostro". Quando è diventato un problema europeo? Quando i rifugiati hanno deciso di mettersi in marcia a piedi attraverso i Balcani. Decine di migliaia di persone hanno chiesto asilo in Europa. Molte Costituzioni, tra cui la nostra all'articolo 10, citano il diritto d'asilo. L'articolo 10 ne parla in maniera più completa rispetto alla Convenzione di Ginevra. Perché? Perché molti padri costituenti erano stati esuli e perseguitati. Tutti i trattati europei hanno al loro interno il diritto d'asilo, che è uno dei diritti più identitari dell'Europa. D'altronde il termine nasce in Grecia millenni fa: 'asylon', 'libertà dalle persecuzioni'.

Noi oggi abbiamo questo flusso delle persone che fuggono dalla Siria, dall'Eritrea, dalla Somalia. E' giusto fare un monitoraggio, è giusto controllare le frontiere, ma non posso accettare che si dica di voler 'difenderle'. Come si fa a difendere le frontiere da chi deve essere difeso? Questa è la democrazia, mettere in atto la protezione, non la difesa. Chi arriva alle nostre frontiere? Siriani che, da cinque anni, vivono tra le bombe di Assad ed i tagliagole di Assad. Se voi foste lì, cosa fareste? Aspettereste la fine o cerchereste di mettersi in salvo? 230mila persone sono state uccise in Siria. Dove andreste? Nei Paesi vicini: in Turchia ci sono due milioni di siriani, in Libano oltre un milione, come se da noi, in Italia, ne arrivassero quindici milioni! Quest'anno, in Italia, sono arrivate 140mila persone, tra le quali molte sono andate via. Se allarghiamo la lente, capiamo che non è vero che tutti i rifugiati vengono in Italia.

E allora che fare? Si può rimanere a guardare senza fare nulla?

L'estate scorsa, quando le cronache ci raccontavano la morte quasi quotidiana di uomini, donne e bambini annegati alla ricerca di una vita migliore in Europa - quest'anno le vittime nel Mediterraneo sono oltre 3mila, come l'anno precedente; ormai ci siamo quasi assuefatti! - quando i giornali erano pieni di analisi sulla crisi greca e sulle misure d'austerità imposte alla Grecia per poter accedere ai fondi necessari per l'ennesimo salvataggio, decisi che non potevo rimanere inerte. La Grecia ha rischiato di essere espulsa! In una famiglia dove c'è solidarietà, non si caccia una persona in difficoltà! Quest'estate decisi di non voler essere accusata da mia figlia e da voi, che avete la sua età, di aver disperso il patrimonio ereditato.

Cominciai chiamando il Presidente del Parlamento lussemburghese. Gli chiesi se potevo coinvolgerlo, in quanto Paese che deteneva la Presidenza del Consiglio dell'UE, nella firma di una Dichiarazione solenne. Gli chiesi di unirsi a me nell'agire, perché non si può rimanere inerti mentre tutto crolla. Accettò con entusiasmo, come fece anche il Presidente Bartolone dell'Assemblea nazionale francese, la Camera dei deputati francese, che peraltro aveva scritto un libro su questo tema. Decidemmo di agire in quanto rappresentanti dei Parlamenti, eletti dai cittadini. Con meno speranze di ricevere una risposta positiva, contattai il Presidente del Bundestag, Lammert. Lammert, uomo politico dalla lunga esperienza, è stato assolutamente positivo.

Meno di due mesi dopo, il 14 settembre scorso, ci riunimmo a Roma - noi, rappresentanti dei Paesi fondatori - alla Camera dei deputati, dove sottoscrivemmo una Dichiarazione in cui chiedevamo attenzione per l'impatto delle politiche economiche sulle persone ed un'Europa più forte. Chiedevamo, con forza, di muovere verso la prospettiva di un'Unione federale di Stati. Dichiaravamo che eravamo pronti a condividere sovranità. Questo è un passaggio importante. Andremo a consegnare questa Dichiarazione al Presidente Schulz, al Presidente Juncker, e poi cercheremo di farla firmare agli altri Presidenti di Parlamento.

E questo cosa vuol dire, ragazzi? E' come pensare all'Europa di oggi come ad un vecchio modello di automobile, che ci ha fatto fare tanta strada negli ultimi sessant'anni, ma che oggi ospita una famiglia allargata ed il cui motore funziona ormai a singhiozzo. Oggi questo modello è obsoleto, non piace più! Serve un nuovo modello, un modello ecologico, sostenibile, al passo con i tempi. Un'Europa 2.0, gli Stati Uniti d'Europa. Vedete, ragazzi, io porto una spilletta dove c'è scritto: 'USE, United States of Europe'.

Ogni generazione ha una missione. Quella dei miei genitori ha ricostruito l'Europa dalle macerie della guerra. Noi italiani - lo so, l'ho visto nel museo dell'emigrazione in Brasile, dove arrivavamo vestiti di stracci, disperati - eravamo devastati dal conflitto. La mia generazione ha consolidato i diritti. La vostra generazione deve portare a compimento il sogno di un'Europa unita.

Sarà facile costruire un'Europa federale? No. Ci vorrà del tempo? Sì. Dovremo fare qualche rinuncia? Sì. Ma credo che, soprattutto, dovremmo chiederci: quanto ci costerà e cosa perderemo se non lo faremo?

Realizzarlo ci consentirà anche di ripagare un debito, quello che abbiamo nei confronti di coloro che si sacrificarono per la nostra democrazia. E' il debito che abbiamo con i padri - e le madri - dell'Europa unita, che, inviati al confino dal regime fascista, scrissero il Manifesto di Ventotene, la base di tutti i trattati europei, nel 1941. Sognavano un'Europa unita mentre i Paesi europei si facevano la guerra! Erano giovani - avevano trent'anni - ed a loro l'Europa deve moltissimo. E' bene ricordare i loro nomi: Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Ursula Hirschmann ed Eugenio Colorni. Queste persone hanno dedicato anni della loro vita al sogno europeo.

In questo momento, nonostante quello che affermano gli euroscettici, abbiamo bisogno di più Europa, non di meno Europa. Non è una questione ideologica. E' l'unica via percorribile. Di fronte alle sfide globali che incombono, i nostri singoli Stati potranno avere un impatto? La risposta è: no. Un'Europa più unita è l'unica soluzione per assicurare un futuro a voi ed ai vostri figli.

Vi ricordo solo un verso di una canzone che cantavano i rivoluzionari americani alla fine del Settecento, 'united we stand, divided we fall', 'uniti stiamo in piedi, divisi cadiamo'. Uniti si vince, divisi si perde tutti.

Vi ringrazio dell'attenzione.