21/03/2015
Oristano, Municipio (Piazza E. d'Arborea, 44)

Discorso pronunciato in occasione del saluto del Sindaco di Oristano, Guido Tendas, e delle autorità comunali

Buongiorno a tutte e a tutti, saluto il Sindaco Guido Tendas, il Presidente del Consiglio comunale, Marco Cossu, saluto gli assessori, i consiglieri, tutte le autorità presenti civili e militari. Saluto con particolare calore gli studenti, le studentesse e gli insegnanti che sono qui di rappresentanza.

Io vorrei iniziare in maniera informale perché concordo con lei, con il capogruppo Ledda, sul fatto che noi dobbiamo riavvicinare i cittadini alle istituzioni e concordo sul fatto che per riuscire a farlo dobbiamo essere sicuramente anche informali, andare oltre il protocollo, oltre al fatto che dobbiamo essere figure rispettabili, capaci di poter suscitare rispetto e il rispetto si guadagna con le azioni con i comportamenti. Dunque ritengo che sia mio dovere in questa posizione riuscire a entrare in sintonia, quanto più possibile con le istituzioni ma anche con i cittadini, ma anche con i cittadini perché le due cose si tengono.

Motivo della mia visita in Sardegna è duplice. Il primo è che ritengo sia dovere delle istituzioni stare nei territori dove ci sono le difficoltà, dove ci sono problematiche, dove ci sono sofferenze e sicuramente la Sardegna è uno di quei territori. Non sfugge a Roma, come ho sentito dire in questi giorni, né al Parlamento, la situazione sarda. Non sfugge. Il motivo della mia presenza non è casuale. Lo Stato c'è, le istituzioni ci sono e ci sono per le istituzioni locali come giusto che sia, ma ci sono anche per le persone, per la gente, e devono essere in pace con l'opinione pubblica. Una pace che ci dobbiamo però guadagnare perché sono stati fatti molti errori, forse troppi, e le persone giustamente sono arrabbiate. Allora, per cercare di abbassare quella soglia di arrabbiatura, bisogna cercare di ascoltare. Lo dico con umiltà cercando di farmi carico e collaborare alla soluzione dei problemi.

E sono qui anche perché tutti abbiamo bisogno di modelli, modelli a cui ispirarci e allora lasciatemelo dire che questa terra di Sardegna ha dei modelli straordinari, formidabili, alcuni femminili di straordinaria potenza. In questa città si celebra una grande figura che legiferò in nome di una società più equa, in nome di una presenza anche femminile più integrata nella società nell'aspetto decisionale della società, Eleonora d'Arborea.

Ecco io ammetto di non aver conosciuto questa figura prima della preparazione a questo viaggio. La conoscevo certo di nome, ma non la conoscevo nella sua profonda capacità innovativa. Voi avete in questa città una figura, un portento femminile che serve per ispirare tante generazioni di giovani donne. E non è la sola figura grande che si staglia, ce ne sono anche altre in questo territorio. Sicuramente Grazia Deledda.

Ieri sera con l'onorevole Pes che tanto si è adoperata anche dell'organizzazione di questa visita si parlava di Grazia Deledda: dei suoi studi che si fermarono alla quarta elementare, del premio Nobel per la letteratura.

Ecco, i modelli ai quali ispirarsi sono qui, alla nostra portata. E poi c'è Maria Lai. L'anno scorso alla Camera abbiamo fatto un'iniziativa su questa artista, che ho ammirato per l'anticonformismo, il coraggio, l'iniziativa, l'andare contro. Tutte doti che servono anche alla politica.

Allora io sono qui anche per questo motivo, per fare in modo che queste figure femminili sarde, possano essere di ispirazione alle donne del nostro paese, perché il loro vissuto, la loro opera deve poter essere sempre di più nota alle giovani generazioni in un momento in cui siamo a corto di modelli femminili di riferimento. Penso che la storia di questa isola ci possa veramente aiutare, specialmente quella al femminile. Una storia che ci porta direttamente ai problemi odierni dell'isola: primo tra tutti il lavoro, che è la madre di tutte le emergenze.

Ieri ho incontrato le parti sociali che mi hanno parlato di un'isola che soffre, un'isola per certi versi piegata, che ha bisogno di più ascolto e di più risposta da parte del governo centrale, delle istituzioni centrali.

Ma c'è anche un altro aspetto che non va sottovalutato: ci sono aziende ed esperienze che funzionano, sfidando la crisi. Molte sono di nuovo al femminile. Per questo nel pomeriggio incontrerò alcune donne imprenditrici che hanno deciso di rimanere nella loro terra sfidando la crisi.

E' compito delle istituzioni non solo essere sui territori con difficoltà, ma anche valorizzare le esperienze che funzionano. Quindi sarà per me un grande onore incontrare queste donne.

E poi i giovani, eccoli qua i giovani: che sono prevenuti verso la politica, guardinghi, scettici. A loro mi rivolgerò per affidargli il messaggio di non lasciare la politica ad altri.

E lo dirò da persona che è nuova alla politica, che per 25 anni della propria vita professionale ha fatto altro, ha lavorato in tanti contesti internazionali e anche in questo paese su una delle questioni più scottanti dei nostri tempi: la migrazione forzata, i rifugiati, questione su cui oggi l'Europa si gioca la coerenza con il rispetto di quei diritti fondamentali che sono stati di ispirazione al trattato europeo

Ai giovani sardi dirò che la politica è troppo importante per lasciarla ad altri, a chi non ha cuore il bene comune, e gli chiederò tralasciarla perché comunque condiziona la nostra vita, entra nella nostra vita, ci dà o toglie, e allora è bene che ne siano parte integrante. E bene che la politica la facciano e la rendano una cosa pulita, secondo quello che prevede la nostra Costituzione.

Vorrei dire a questi ragazzi che non tutti siamo uguali, di non cadere nella trappola della generalizzazione, che è la tomba della verità. Non tutti gli studenti sono uguali, non tutti gli insegnanti sono uguali, così come gli avvocati, così come gli operai e non tutti i politici sono uguali.

C'è politica e politica e se oggi noi soffriamo gli effetti della crisi, è perché è stata scelta una certa politica. Una politica noncurante dell'impatto sociale. Le misure di austerità che soffriamo sono i risultati concreti di una certa visione della politica. Per questo l'Europa, negli occhi dei giovani, oggi ha un volto diverso da quello della nostra generazione.

Noi eravamo quelli che credevano nell'Europa, perché vedevano lì il riferimento ai diritti, il riferimento culturale. Oggi i giovani nati negli anni 90 considerano l'Europa fonte di sacrifici. L'Europa che non dà, l'Europa che non ascolta.

La grande sfida della vostra generazione, dunque, sarà quella di prendere per mano il nostro paese e far sì che si esca dalla crisi grazie al vostro entusiasmo. L'Europa oggi è in mezzo al guado: in tutti questi anni abbiamo fatto un percorso lunghissimo. Noi non potevamo muoverci in Europa senza passaporto, dovevamo cambiare i soldi, non potevamo fare l'Erasmus, siamo cresciuti in un'Europa in cui non c'era la libera circolazione.

Voi crescete in un'Europa dove le frontiere non ci sono più, c'è la stessa moneta, c'è un parlamento internazionale che rappresenta tutti gli Stati. Voi oggi date per scontato il lavoro lungo e faticoso che è stato fatto per arrivare a questa Europa, ma oggi questa Europa non è sufficiente bisogna fare un salto in avanti, bisogna andare oltre e per riuscirci c'è bisogno di uno sforzo politico: dobbiamo arrivare a una integrazione europea che ci porti a essere veramente gli Stati Uniti d'Europa, come nelle intenzioni dei padri fondatori.

Quindi, per concludere, penso che la politica debba stare in mezzo alle persone, che bisogna aprire il palazzo perché comprendendo le istituzioni ne avranno rispetto. Ma per conquistare questo rispetto, noi dobbiamo contenere i costi della politica, dobbiamo essere trasparenti, dobbiamo dire no alla corruzione, dobbiamo fare molte azioni concrete.

E' attraverso questo approccio che riusciremo a fare pace, a rialzare la testa e a rimetterci in carreggiata, perché un paese che non crede nelle istituzioni non ha un futuro e purtroppo l'Italia è il paese che crede meno nelle istituzioni.

C'è stato un progetto, svolto in sede europea sul livello di fiducia dei cittadini verso le istituzioni: siamo agli ultimi posti, quindi noi che le rappresentiamo abbiamo una strada tutta in salita, ma mi sento di poter dire che quel percorso lo abbiamo iniziato, la strada è lunga, ma dobbiamo continuare in questo sforzo. Lo dobbiamo al nostro paese nell'anno in cui si celebrano i settant'anni della liberazione dal nazifascismo.

Tanti giovani sono morti per quegli ideali per far sì che il Parlamento tornasse essere il luogo delle decisioni . Noi dobbiamo essere all'altezza di quel sacrificio per continuare in questa direzione. Vi ringrazio.