22/04/2016
Fano (PU), Piazza XX Settembre, 1, Teatro della Fortuna, Sala Verdi

Partecipazione al convegno 'Da Fano all'Europa: la Città delle Bambine e dei Bambini'

Buon pomeriggio a tutte e a tutti. Saluto e ringrazio veramente il Sindaco Massimo Seri. Bellissima la vostra iniziativa, di cui - ammetto - non ero a conoscenza. Saluto e ringrazio il Presidente della Provincia Luca Tagliolini, il Prefetto Luca Pizzi, i parlamentari e tutte le autorità civili, militari e religiose presenti. Saluto e ringrazio di cuore le insegnanti, per il lavoro che svolgono, per essere baluardo del nostro Paese.

Saluto i cittadini e le cittadine che partecipano così numerosi e soprattutto i tanti studenti che vedo in sala. Saluto voi bambini che vi impegnate. Da come voi vivete e vedete la città, dite agli adulti cosa devono fare. A volte gli adulti non sono capaci di vedere. Voi ci aiutate a mettere a fuoco iniziative che possono trasformare i pensieri in realtà.

Il tema della città ideale ha attraversato la storia dell'umanità. Tanti architetti e filosofi ma anche scrittori e artisti hanno concepito forme di insediamento urbano che contenevano in sé uno slancio utopico - più o meno forte - finalizzato all'armonia del vivere insieme. Dalla "Repubblica" di Platone a "La città del sole" di Tommaso Campanella, molto spesso il ruolo dei bambini ha assunto una posizione centrale nel pensiero di vita associata. In queste loro opere non hanno mai trascurato le esigenze dei più piccoli perché fermamente convinti che assecondare le loro necessità sarebbe stato importante per il benessere dell'intera comunità cittadina. Altri non pensavano che la città fosse il luogo ideale. Jean Jacques Rousseau riteneva che il posto migliore per far crescere ed educare un bambino fosse la campagna, dove si è a contatto con la natura, lontani dalla città che secondo lui era "l'abisso della specie umana". Ma oggi questa visione è difficilmente praticabile, visto che la maggior parte della popolazione vive in insediamenti urbani e questo è un fenomeno in continua espansione.

Ecco perché è proprio nelle città che dobbiamo trovare il modo di prevedere degli spazi e dei luoghi in cui i bambini si trovino a loro agio, abbiano la possibilità di vedersi garantiti un naturale sviluppo fisico, psicologico e sociale.

E dobbiamo farlo partendo dalla premessa che la partecipazione dei bambini divenga utile e vantaggiosa se si realizzano due condizioni fondamentali. La prima è che l'adulto che coinvolge i bambini deve essere davvero convinto che essi possano dare un contributo reale e sia disposto a tenerne conto. La seconda è che l'adulto sia effettivamente nelle condizioni di poter onorare l'impegno preso coi ragazzi. Perché è molto brutto se poi, di fronte all'impegno che ci mettono i bambini, gli adulti disattendono le promesse.

Negli ultimi decenni, le politiche per i centri urbani hanno privilegiato la mobilità automobilistica e lo sviluppo delle aree commerciali, riducendo o delimitando gli spazi pubblici in cui non solo i bambini e le bambine, ma anche gli adulti possono ritrovarsi.

Al tempo stesso assistiamo ad un aumento vertiginoso delle popolazioni urbane: basti pensare ai 25 milioni di abitanti a Shangai, i 23 milioni di Karachi, i 21 milioni di Lagos e gli 8 milioni di Londra. Come ci insegna Saskia Sassen, la sociologa della Columbia University nota per le sue acute analisi della società contemporanea, le città e i territori urbani sono una nuova zona di frontiera, dove si incontrano protagonisti di mondi diversi, ma non ci sono chiare "regole d'ingaggio". In quanto tali esse sono uno spazio sempre più adatto alla politica di quanto non sia più lo Stato. Mentre nello spazio politico nazionale le associazioni, i comitati, i movimenti che rappresentano i gruppi e le categorie sociali sono spesso ridotti all'irrilevanza, lo spazio urbano offre loro una scena politica dove possono assumere influenza e visibilità.

Definire politiche urbane richiede dunque l'elaborazione di nuovi strumenti e logiche e il vostro progetto mi pare delinei un metodo che va in questa direzione. Contempla momenti di progettazione "partecipata" che valorizzano i modelli di "urbanistica condivisa", in cui i giovani cittadini sono chiamati a concorrere alle grandi scelte. Ma soprattutto si pone l'obiettivo di costruire politiche urbane volte a privilegiare l'interesse pubblico.

Ora, se è vero che spetta alla scuola, così come alla famiglia e alle autorità cittadine, coinvolgere i bambini nella gestione del bene comune, è anche vero che c'è una responsabilità individuale: ognuno di noi, se vuole essere un buon cittadino, ha dei doveri verso la collettività. In tempi in cui gli italiani sono disillusi dalla politica bisogna far capire fin da subito che la partecipazione è un valore. Se ognuno di noi dedicasse un'ora del proprio tempo agli altri, per esempio facendo volontariato, occupandosi dell'ambiente o del benessere della città, staremmo tutti meglio. Impegnandosi a favore delle persone malate, o di quelli che vengono da lontano, o di coloro che sono soli. Andate a trovare i nonni una volta al giorno: pensate che gioia per il Paese. Come diceva un grande presidente degli Stati Uniti d'America, John Fitzgerald Kennedy, "non chiedete che cosa il vostro Paese può fare per voi, ma cosa voi potete fare per il vostro Paese".

Questa domanda la rilancio spesso nelle domeniche di "Montecitorio a porte aperte", organizzate normalmente la prima domenica di ogni mese, quando cambio lavoro e mi metto nei panni di una guida turistica accogliendo tanti visitatori alla Camera dei deputati. Aprire il palazzo - un palazzo che, lo dico sempre, è la casa di tutti i cittadini - è uno dei modi per riavvicinare il Parlamento alle persone e per illustrare le attività e le modalità di lavoro dei deputati.

Mi piace pertanto ricordare che dall'inizio di questa legislatura abbiamo avuto un totale di 27.500 visitatori alle domeniche di "Montecitorio a porte aperte" e circa 880.000 partecipanti a tutti gli eventi che si svolgono alla Camera, numero mai registrato in passato. Queste attività sono un'occasione per rinsaldare il rapporto tra le persone e le istituzioni e, magari, di superare tanti luoghi comuni e pregiudizi.

Sono convinta, inoltre, che sia nostro dovere anche quello di saperli ascoltare direttamente, raccoglierne le istanze e le proposte. Per questa ragione ho promosso, per la prima volta nella storia della Camera, lo svolgimento di due consultazioni pubbliche online per chiedere alle persone di esprimere il loro parere. Una in vista della elaborazione di una dichiarazione dei diritti di Internet e l'altra, che durerà fino al 19 di giugno, sullo stato e le prospettive dell'Unione europea (tema sul quale il Sindaco ha detto parole bellissime).

Tutti voi potete partecipare ed esprimere la vostra opinione rispondendo alle domande che ci sono nel questionario e segnalando quello che secondo voi funziona o non funziona dell'Europa. La consultazione ha visto la partecipazione di giovani, il più piccolo fra i votanti ha 13 anni, ma anche anziani, pensate che il più grande ne ha 96 anni.

È molto importante che i cittadini esprimano in questo momento la loro opinione sull'Europa. Attraversiamo infatti una fase critica in cui è messo in discussione il futuro stesso della costruzione europea. Si discute della sopravvivenza di Schengen, della moneta unica, della possibile uscita, per la prima volta dall'avvio del processo di integrazione, di uno Stato membro dall'Unione. Non vorrei, cari ragazzi e care ragazze, dover raccontare ai miei nipoti una favola dal titolo "C'era una volta l'Europa". Il nostro continente è uno spazio di 500 milioni di abitanti che ha garantito pace e prosperità per tanti anni, dove ognuno poteva spostarsi liberamente, lavorare e sentirsi a casa propria. Questo spazio oggi rischia di scomparire perché c'è qualcuno che ha interesse a distruggerlo creando muri, barriere e fili spinati. Vi invito a partecipare alla consultazione, e vi invito anche a venire a Montecitorio. Domenica 8 maggio celebreremo la Giornata dell'Europa, che cade all'indomani. L'8 maggio noi inviteremo 600 ragazzi e ragazze che si sederanno al posto di deputati e deputate, inviteremo le istituzioni europee e gli esponenti del Governo a parlare di Europa. E tutti insieme faremo una marcia europeista che ci porterà da Montecitorio al Campidoglio. Lì, nella Sala degli Orazi e Curiazi dove vennero firmati i Trattati di Roma quasi sessant'anni fa, noi premieremo la classe che avrà elaborato il bozzetto scelto per la celebrazione dell'anniversario.

A tre giorni dalla Liberazione dell'Italia dal nazifascismo, cari ragazzi e ragazze, permettetemi di dire una cosa. La democrazia non è per sempre, bisogna saperla curare e alimentare. Le istituzioni del nostro Paese sono il frutto della lotta partigiana condotta da uomini e donne che in nome della libertà hanno anche dato la loro vita. Mi ha fatto male sapere che nel nostro capoluogo regionale, la notte scorsa, sono state fatte scritte, svastiche che hanno sporcato un monumento. Ma questo mi convince ancor di più che dobbiamo difenderla, questa nostra democrazia. E allora mi raccomando, ragazzi, partecipate!