08/05/2016
Aula di Montecitorio

Partecipazione all'edizione speciale dell'iniziativa 'Montecitorio a porte aperte' dedicata alla celebrazione della 'Festa dell'Europa'

Buongiorno a tutte e a tutti. Saluto il Vice Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, il Primo Vice Presidente della Commissione europea, Frans Timmermans, la Ministra dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Stefania Giannini, e il Sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi. Do il benvenuto, inoltre, a Virgilio Dastoli ed a tutti i rappresentanti del Comitato italiano del Movimento europeoe della Gioventù federalista europea qui presenti.

Un saluto particolare poi a tutti gli studenti e le studentesse ed ai docenti presenti in quest'Aula oggi.

Ci troviamo qui riuniti per una edizione speciale dell'iniziativa "Montecitorio a porte aperte", che si tiene ogni primadomenica del mese. L'intento è aprire questa istituzione alle persone. Dall'inizio di questa legislatura ho ricevuto personalmente qui alla Camera decine di migliaia di cittadini, a cui ho potuto rappresentare il lavoro della nostra istituzione.

Oggi "Montecitorio a porte aperte" è dedicato alla Festa dell'Europa, che cade domani, 9 maggio, e che costituisce un momento di celebrazione, innanzitutto, per quanto è stato conseguito finora. Un percorso che - è bene ricordarlo - fu sognato, agognato, settantacinque anni fa, nella piccola isola di Ventotene, da un gruppo di giovani antifascisti detenuti al confino - Altiero Spinelli, Eugenio Colorni, Ernesto Rossi e Ursula Hirschmann - che scrissero il Manifesto di Ventotene, con l'obiettivo di costruire gli Stati Uniti d'Europa.

Oggi la Festa dell'Europa, in questo momento così difficile, è anche un'occasione per rilanciare il progetto europeo.

E' una Festa in cui sono coinvolti in primo luogo i giovani, i ragazzi come voi, nati molti decenni dopo l'avvio delprocesso d'unificazione europea e che ne godono i benefici, dandoli però troppo spesso per scontati.

Settant'anni fa, infatti, nessuno avrebbe potuto immaginare che gli europei, che si erano combattuti aspramente per secoli, avrebbero potuto vivere in pace per decenni. Conquiste come la libera circolazione, la possibilità di studiare in un altro Paese europeo, un'unica valuta utilizzata in diciannove Stati, erano impensabili per la mia generazione e non esistevano appena trent'anni fa. Ricordiamocene, quando sentiamo chi accusa l'Europa di essere la causa di tutti i nostri problemi!

All'iniziativa solenne che si svolge qui, nell'Aula della Camera dei deputati, farà seguito poi una marcia europeistache ci condurrà fino al Campidoglio, in modo da condividere all'esterno il nostro messaggio di cambiamento e di rilancio dell'Unione europea.

Il punto di partenza e d'arrivo del corteo non sono casuali: andremo dal luogo dove siedono i rappresentanti dei cittadini italiani a quello dove, cinquantanove anni fa, furono firmati i Trattati di Roma, la base dell'edificazione dell'Unione europea.

Oggi e domani, dunque, si festeggia l'Europa. Ma festeggiare significa anche e soprattutto rinnovare l'impegno di tutti noi per dare nuovo slancio alla costruzione europea in una fase in cui appare messo in discussione il futuro stesso dell'Europa unita.

Come non considerare minacce all'essenza dell'integrazione europea la costruzione di barriere ai nostri confini interni, che negano uno dei suoi pilastri, la libera circolazione all'interno dell'Area Schengen? Come non vedere che il progetto europeo è a rischio se in alcuni Paesi vengono violati il principio dello stato di diritto ed i dirittifondamentali, che rappresentano l'identità stessa del nostro continente? Come non rendersi conto che le ricorrenti minacce di espulsione della Grecia dall'area euro danneggiano tutti noi? Come non temere una possibile uscita di uno Stato membro - il Regno Unito - dall'Unione, per la prima volta da quando esiste l'UE?

Ma da che cosa deriva la crisi profonda del progetto europeo? Deriva principalmente dal fatto che l'attuale assetto dell'Unione si sta dimostrando inadeguato rispetto a tutte le grandi sfide globali e alle aspettative dei cittadini. Non riesce infatti a promuovere a sufficienza crescita e lavoro, rischiando così di avere una 'generazione perduta' di giovani europei. Non è in grado di attuare le proposte sensate e realistiche della Commissione europea, che avrebbero permesso di gestire l'arrivo dei rifugiati in modo condiviso e solidale, evitando così la crisi che è sotto gli occhi di tutti oggi. L'attuale assetto dell'Unione non consente di sviluppare un'unica politica efficace di lotta al terrorismo internazionale. E rischia di rallentare l'attuazione dello storico Accordo sui cambiamenti climaticifirmato a Parigi nel dicembre scorso: se, infatti, l'UE ha svolto un ruolo chiave nei negoziati che hanno portato al successo della COP21, ora spetta ai singoli Stati membri ratificarlo. Un processo che potrebbe essere molto, troppo lungo.

E' evidente che nessun Paese europeo può affrontare da solo queste sfide epocali, che richiederebbero, invece, nuove politiche e nuovi strumenti di governo dell'Unione.

L'Unione è attualmente come una macchina d'epoca, una macchina bella e gloriosa il cui motore però procede ormai a singhiozzo. Quest'automobile, questo motore, sono vecchi, sono antichi vanno dunque sostituiti con un modello nuovo, sostenibile, più competitivo, in grado di portarci lontano e di suscitare la passione delle nuove generazioni.

Per costruire questo modello nuovo ognuno di noi - cittadini, parlamenti nazionali, governi e Istituzioni dell'Unione - è chiamato a fare la propria parte. Ed a farlo subito, prima che sia troppo tardi. Prima che prevalgano inazionalismi, i populismi e coloro che, offrendo ricette semplici ma inattuabili, mirano soltanto a disgregare l'Europa. Non possiamo dunque permetterci di stare fermi.

Con questo obiettivo ho assunto l'iniziativa di firmare, il 14 settembre scorso, a Roma, davanti a tanti studenti come voi, la Dichiarazione "Più integrazione europea: la strada da percorrere", unitamente ai Presidenti dell'Assemblea nazionale francese, Bartolone, del Bundestag tedesco, Lammert, e del Parlamento lussemburghese, Di Bartolomeo. Siamo partiti in quattro. Oggi le firme di Presidenti di Assemblee parlamentari dell'UE sono quattordici.

Nella Dichiarazione si afferma con chiarezza che:

- abbiamo bisogno di più Europa e non di meno Europa;

- dobbiamo avere il coraggio di condividere sovranità in ampi settori in cui l'azione dei singoli Stati è ormai del tutto inadeguata a fronteggiare le sfide globali;

- dobbiamo puntare prioritariamente al rilancio della crescita e dell'occupazione;

- non possiamo più ignorare la dimensione e l'impatto sociale delle misure economiche e finanziarie;

- dobbiamo avere come obiettivo la creazione di una Federazione di Stati, nella prospettiva - aggiungo io, è un mio impegno individuale - degli Stati Uniti d'Europa.

In questo processo ho voluto coinvolgere anche i cittadini - il loro coinvolgimento è di straordinaria importanza- per chiedere loro direttamente quale Europa vogliono, avviando lo scorso 12 febbraio sul sito della Camera dei deputati una consultazione pubblica sullo stato e le prospettive dell'Unione. La consultazione - alla quale, ragazze e ragazzi, vi invito vivamente a partecipare - si concluderà il 19 giugno. Si tratta di rispondere a sette semplicissime domande. E' importante che voi vi esprimiate; quando si ha la possibilità di far sentire la propria voce, non bisogna mai tirarsi indietro perché altrimenti si rischia di lamentarsi senza essere costruttivi. Vi esorto a spendere cinque minuti del vostro tempo e dire la vostra.

Un comitato di saggi procederà poi ad un'analisi degli esiti della consultazione che verrà presentata a fine agosto a Ventotene, nel corso di un evento organizzato da associazioni di giovani federalisti al quale prenderò parte insieme ad altri Presidenti di Parlamento.

Come dicevo all'inizio, a volte diamo per scontato quanto abbiamo saputo realizzare. E' stato il Presidente Barack Obama a ricordarcelo in modo molto chiaro ed efficace qualche giorno fa: "Gli Stati Uniti, ed il mondo intero", ha affermato il Presidente, "hanno bisogno di un'Europa forte, ricca, democratica ed unita. Forse avete bisogno di un estraneo, di qualcuno che non sia europeo, per ricordarvi l'importanza di quello che avete conseguito".

Cari ragazzi e care ragazze, le sfide che abbiamo davanti sono tante ma non dobbiamo farci scoraggiare. Anzi tocca a noi rilanciare il progetto europeo con nuova determinazione. La stessa determinazione che troviamo nella frase che conclude il Manifesto di Ventotene: "La via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà".

Vi ringrazio.